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Mondiali: la Spagna, il polpo, il calcio e la crisi

da redazione • 13 luglio 2010 • Categoria: Curiosita', Mondiali

El pulpo, el pulpo, el pulpo es cojonudo, como el pulpo no hay ninguno. Ovvero: il polpo, il polpo, il polpo è cazzuto, come il polpo non c’è nessuno.

La Spagna intera è attraversata da una sola emozione: la vittoria contro l’Olanda. Con una fortunata anticipazione: nell’acquario in mondovisione, il polpo Paul aveva vaticinato che l’equipo iberico avrebbe baciato la coppa scintillante tra miliardi di striscioline bianche sparate dai cannoni dello stadio di Johannesburg.

Caldo, scioperi, un’economia in crisi nerissima: tutto passa in secondo piano. Il miracolo della squadra di Vicente del Bosque: dimenticare per qualche giorno gli affanni di un Paese morso dalla sfiducia e consegnare ai Mondiali una squadra che non era mai arrivata alla finale. Che sogno. Un sogno talmente dolce e adrenalico che la municipalità di Madrid ha deciso di festeggiare i giocatori di ritorno dal Sudafrica, questa sera, e lo avrebbe fatto anche se avessero perso.

Una celebrazione grandiosa e imperiale,fotocopia di quella italiana nel 2006: i fùtboleros percorreranno le vie madrilene sulla cima di un autobus, due ore e mezza di sfilata nel delirio collettivo, un carnevale necessario ed esorcizzatore. Il senso è chiaro e lo fornisce il vicesindaco della capitale: «Questi giocatori ci hanno dato molte cose, soprattutto la voglia di sognare in tempi molto difficili». Persino Zapatero, attanagliato da sondaggi che lo darebbero ultraperdente nel caso si andasse a votare, si permette di scherzare sulle virtù divinatorie del polpo Paul.

Un sorriso dopo mesi e mesi di lacrime amarissime: lo scoppio della bolla immobiliare ha fatto schizzare al 20% il tasso di disoccupazione e costretto il governo a tagliare gli stipendi ai dipendenti pubblici, ministri compresi. Su tutto cadono i colpi delle agenzie di rating: prima Fitch e Standard and Poor’s, che hanno bocciato il debito spagnolo; ora pesa l’incubo del declassamento da parte di Moody’s che a breve potrebbe ridurre la tripla A e prevede che l’economia iberica crescerà soltanto dell’1% l’anno e non del 3% come invece preventitato dal governo socialista.

Che Zapatero possa beneficiare della vittoria del Mondiale in termini politici, esistono naturalmente dei dubbi. Tuttavia il New York Times, prima che fischiasse l’inizio della prima partita, aveva già lanciato il sospetto che il premier spagnolo potesse utilizzare il campionato del Sudafrica come un panem et circenses per distogliere lo sguardo dei cittadini dal disastro del deficit pubblico.

E’ un caso che il governo abbia approvato la riforma del mercato del lavoro proprio il 16 giugno, e proprio nei minuti di Spagna-Svizzera? Ai sindacati comunque la riforma non è sfuggita per nulla, soprattutto perché nei mesi di discussione non sono riusciti a trovare un accordo con l’esecutivo ed è per questo che hanno proclamato uno sciopero generale (a scoppio ritardato) il 29 settembre.

Perché gli spagnoli dovrebbero pensare al fatto che presto potranno venire licenziati con maggiore facilità, se possono dimenticare tutto e festeggiare la Nazionale per le strade? Su El Paìs le vignette di Forges, fine descrittore dell’umore nazionale, ultimamente ritraggono lo spagnolo medio sepolto da centinaia di lattine di birra davanti alla televisione, in attesa delle partite clou.

Sì, meglio ubriacarsi. Il Mondiale come gigantesca ubriacatura nazionale, ossigeno che riempie i polmoni di un popolo depresso. Un popolo? No, nemmeno questo è vero. Catalunya, Paesi Baschi e Galizia mal sopportano la visione della bandiera gialla e rossa, figurarsi la maglia della nazionale. A Pamplona – capoluogo della Navarra, ovvero storicamente Paesi Baschi – un ragazzo è stato pestato a sangue perché portava la maglia della ”roja”.

E sabato, nonostante il calore che sfinisce, i catalani si sono mobilitati in massa a Barcellona per protestare contro la parziale bocciatura dello statuto catalano da parte del tribunale costituzionale. Nello statuto la Catalunya viene descritta come nazione e il catalano come lingua prevalente sul castigliano. Rimanendo in ambito strettamente calcistico, la radio pubblica delle Baleari ha deciso che la sezione sportiva del radiogiornale non aprirà con le imprese della Nazionale a Johannesburg.

Il direttore, simpatizzante per il partito autonomista Bloc per Mallorca, spiega che le notizie più importanti sono quelle locali. Insomma, la nazionale non è tale nemmeno se riferita al football. Ma se ne parlerà soltanto da martedì, quando Casillas, Iniesta e Puyol, insieme con tutta la squadra, avranno terminato la sbronza colossale. L’euforia è alle stelle. ”Lo splendore sull’erba”, titola l’editoriale de El Paìs. Per poi scrivere: ”Se il calcio è un deposito di sentimenti, la Spagna è una goduria”.

Una goduria non soltanto emotiva: nel blog de El Mundo dedicato alla sessualità, l’ultimo post è dedicato anche alle fantasie delle spagnole nei confronti di Sergio Ramos e Iker Casillas, i bellocci della formazione.

Zapatero ha seguito la partita dalla sua casa madrilena: sta preparando il dibattito sullo stato della nazione previsto per mercoledì prossimo. Non esattamente una passeggiata. Ora che la Spagna è Campione del Mondo, il premier può sperare che i festeggiamenti oscureranno in parte le pessime performance dell’economia. (Laura Eduati, Liberazione)

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