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Udinese-Napoli, i due allenatori: “I delinquenti vanno puniti”

da redazione • 8 Febbraio 2010 • Categoria: CalcioMagazine

Delinquenti, che non hanno niente a che fare con il calcio e che devono essere puniti severamente. In sintesi è quello che hanno detto i due allenatori, Gianni De Biasi per l’Udinese e Walter Mazzarri per il Napoli, alla fine della partita sugli scontri fuori dalla stadio.

Sono state parole forti, per una volta inequivocabili. Un segnale importante per il mondo del calcio, spesso intento a cercare complotti, ombre, scuse, che certo non aiutano a isolare i delinquenti dai tifosi, quelli veri. Invece no. I due allenatori hanno subito tirato una riga. Una cosa è il calcio, un’altra è il non-calcio, appunto i delinquenti. Ha cominciato Mazzarri.

«Gli scontri – ha spiegato il mister toscano – sono stati provocati da delinquenti, gente che non ha nulla a che fare con lo sport. E i delinquenti vanno puniti. Se persone vengono allo stadio per fare quello che hanno fatto qui, cioè atti da criminali, vanno puniti. Oggi è successo qui, ma domani potrebbe succedere in ogni città».

Cinque minuti ed è stata la volta di Gianni De Biasi, che in sala stampa ha tuonato contro i “nemici del calcio”, quei delinquenti che sono entrati ieri in azione a Udine, magari dopo un viaggio di nove ore in auto (solo per l’andata) solo per portare violenza. Aveva già tuonato nelle varie tv il mister dell’Udinese, ha concesso la replica davanti ai taccuini. «Serve la certezza della pena – ha detto l’allenatore – per quei delinquenti che vengono allo stadio per aggredire e creare disordini».

«Il problema – ha continuato l’allenatore dei bianconeri – è che in Inghilterra è stato risolto alla radice. Ora nessuno va allo stadio per causare scontri. Il problema è che non c’è rispetto per le forze dell’ordine perchè questi fra cinque giorni sono già fuori e ridono di tutto e di tutti». «Così non può continuare – ha detto il mister, che ha avuto anche esperienze di lavoro nel campionato spagnolo, ben altra realtà sul fronte tifo -. Ci si dimentica troppo spesso di queste cose come dopo gli scontri di Catania che portarono alla morte del commissario Raciti. Si è parlato per alcuni mesi e poi più nulla e siamo punto a capo. Purtoppo io faccio l’allenatore, i politici che devono fare le leggi sono altri».

Parole forti dal mondo del calcio, le uniche però. A parlare, dopo gli incidenti, ieri sono stati solo due allenatori, professionisti nelle società di calcio più che mai “precari”. E questo deve fare riflettere. Molto. (Il Messaggero Veneto, tratto dalla rassegna stampa de ilgiornaledelfriuli.net)

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