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Tennis, storica impresa delle azzurre: vinta la Fed Cup

da redazione • 11 Novembre 2009 • Categoria: Altri Sport, tennis

Inizia con un pugno, finisce con una carezza. Inizia con Flavia Pennetta che agita il drittone e stende 7-5 6-2 la grinta adolescenziale di Melanie Oudin, la mini-numero uno degli States. E finisce con il ballo generale, lo champagne e l’acqua minerale sparsi in campo e negli spogliatoi, e l’immagine da collegio di Francesca Schiavone seduta in braccio alla Pennetta, le teste appoggiate come sorelle, mentre in campo Sara Errani (con la febbre) e Robertina Vinci si prendono anche l’inutile ma gioioso doppio del 4-0, 3-6 6-4 11-9, sul doppio etno-americano Huber-King. L’ultimo punto della nostra seconda Fed Cup.

Guerriere e tenerone, velluto e acciaio, le due della premiata ditta Pennetta & Schiavone, il nucleo bipolare attorno a cui da anni si aggruma il nostro tennis femminile, si addensano le nostre vittorie. C’erano loro a Charleroi nel 2006, insieme a Mara Santangelo e a Robertina Vinci, ci sono ancora loro oggi a Reggio Calabria, accanto alla cucciola Errani che quando parla delle maestre si commuove: «Sono due ragazze incredibili, giocare in questa squadra è un onore. Voglio loro un bene dell’anima, scusate se mi viene da piangere, magari è perché ho la febbre».

Flavia e Francesca, la pugliese e la lombarda, nate a due anni – classe 1980 la Schiavone, 1982 la Pennetta – e a mille chilometri di distanza. L’infanzia più popolare di Francesca, figlia di un impiegato dell’azienda trasporti, Francesco e di una ostetrica, Luiscita, quella più borghese di Flavia, figlia di Oronzo, detto Ronzino, piccolo imprenditore, e di mamma Conchita, tutti e due tennisti. La Pennetta che da piccola era già una pin-up, pantaloni di pelle e sguardi concentrati dei maschi alle feste, Francesca che cresceva più selvaggia, più brada, più spericolata.

In comune hanno la tigna, la voglia di non mollare. Di diverso tutto il resto. Flavia ha un tennis più lineare, più regolare, sa essere una pressa da fondocampo. Francesca è più zen, più creativa, la regina delle variazioni. La Penna è nata con il sorriso, con il suo charme da piccola Loren capace di sedurre a prima vista. Francesca il sorriso sa farlo esplodere quando si sente fra amici, protetta, e allora toglie la maschera da Filosofa Introversa e diventa Francy la party-girl, scatenata, uno spasso sotto i muscoli da samurai. «Francesca è soprattutto una che ha bisogno di capire tutto, di parlare, di elaborare – dice Rita Grande, la ex collega che forse, un giorno, potrebbe diventare la loro capitana -. Flavia invece è una che si fida, più istintiva, più immediata».

Due che sanno rischiare, resettarsi, ripartire. Flavia lo fece già da teen-agers, dopo il tifo preso al ristorante, che la costrinse a un anno di stop, poi spostandosi da Brindisi a Milano, e infine, ormai cinque anni fa, con il trasloco in Spagna, a Barcellona, da Gabriel Urpi. Sembrava una fuga d’amore dietro le tracce di Carlos Moya, collega, fidanzato e playboy, invece era un sentiero verso il successo. Con Carlos, bello e traditore, la storia è finita lo scorso anno. Con il cuore, il morale e un polso infortunato da riparare avrebbe potuto essere l’inizio della fine, invece è stato solo un nuovo inizio. Un 2008 in recupero, un 2009 da superstar, con il successo a Los Angeles, il n.10 in classifica, la seconda Fed Cup.

Un boom che ha contagiato, irritato e stimolato anche la Schiavo, il jolly di Coppa che in nazionale rende da Superwoman. Numero 11 nel 2006, numero 50 nel giugno scorso, quando è iniziata la risalita più ardita della carriera: quarti a Wimbledon, finale a Osaka, vittoria nel torneone da un milione di dollari di Mosca, in faccia all’Armata Rossa, numero 16 in classifica. A cinque passi dall’amica-rivale, dalla gemella molto diversa. Dioniso contro Apollo. Francesca è risalita contando molto su se stessa, senza un coach fisso, ma con una musica interiore, un ritmo indiavolato dentro. Sempre stata orgogliosa, la Schiavo: anche nello scegliersi i tornei più grossi e difficili, vincendone solo due in carriera contro i molti più che avrebbe potuto agguantare con una programmazione più scaltra, Pennetta style. «Questa è la miglior squadra in cui abbia giocato», dice oggi Francesca la Leonessa. «Un punto di partenza per rendere il tennis più forte in Italia. Aiutateci a farlo parlando bene di questo sport».

Ora in squadra si divideranno il premio che deciderà il consiglio federale – più dei 60 mila per la semifinale contro la Russia… – l’anno prossimo si tratterà di spostare oltre il confine. «Magari per vincere qualcosa di importante – si lascia scappare Flavia – non solo in Coppa, ma anche nei grandi tornei». Al momento, ancora una missione per loro due. (Stefano Semeraro, La Stampa)

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Un commento »

  1. E’ stato emozionante!!!!

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