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Europei pallavolo, azzurre d’oro

da redazione • 5 Ottobre 2009 • Categoria: Altri Sport

Più che una finale europea, è stata una lezione di pallavolo. Mai sopra i 20 punti in tre set, l’Olanda che era arrivata in fondo imbattuta come l’Italia. L’ace di Tai Aguero è il sigillo di un 3-0 da urlo e di un torneo favoloso. Chiude il conto l’Extraterrestre che ieri ha firmato meno punti (9) di Gioli (14) e Del Core (11), tanti quanti Barazza e Piccinini. Aggiungete la regìa impeccabile del capitano Lo Bianco e le difese impossibili del libero Cardullo e avrete l’Italvolley campione d’Europa per la seconda volta di fila.

Termina così, con 13 mila polacchi in piedi ad applaudire il tricolore che sale, il digiuno dello sport di squadra azzurro, a secco dal 16 novembre 2007. Anche allora, a Nagoya, l’Inno di Mameli suonò per le pallavoliste, padrone della Coppa del Mondo. Poi, soltanto mazzate. Per tutti, dappertutto. Ci hanno provato calcio, basket, pallanuoto, calcio a 5, il volley degli uomini, baseball e softball, hockey su pista. Nazionali che più di qualcosa avevano vinto, nemmeno tanto tempo fa. Crisi nera, invece. Zero successi in 688 giorni di piazzamenti spesso da record negativo. Con il Coni preoccupatissimo. Ieri a Lodz c’era anche il segretario generale Pagnozzi: ha avuto quel che voleva.

Merito di Massimo Barbolini, 45 anni, il tecnico che ha saputo fare della sua Azzurra un meccanismo quasi perfetto, l’Italia più vincente di questo inizio di XXI secolo. Un solo passaggio a vuoto nell’ultimo triennio: la mezzora di black-out costata l’eliminazione nel quarto olimpico di Pechino contro gli Usa. Poi, solo trionfi. Con una squadra organizzatissima e disciplinata, serena e sorridente. Come il suo allenatore. Un uomo tranquillo, un gran lavoratore. «Che ha tanta pazienza e sa in che modo parlare alle donne», come amano sottolineare le sue giocatrici. Da un Europeo vinto all’altro ci siamo goduti la stessa Italia, capace di vincere 15 partite su 15, e l’identico Barbolini. Del modenese che cominciò a lavorare da vice di Velasco alla Panini è cambiata soltanto la silhouette: in meno di due anni ha perso 23 chili.

Dieta a zona e movimento, per tenere il passo delle sue campionesse. Ieri subito tostissime contro un’Olanda che in campo manda 56 centimetri complessivi in più ma non ha la struttura e la difesa dell’Italia. E’ la dietro che le azzurre scavano il solco. Sul 14-13, Aguero e Cardullo raccolgono due bombe dalla seconda linea di Flier, neoacquisto di Novara: Piccinini (in attacco) e Gioli (a muro) le trasformano in punti e il break è fatto. Poi, nel 2° set, è il muro a fare la differenza: Gioli, una specialista, e Lo Bianco, prodigiosa con il suo metro e 72 scarso, siglano con 4 prodezze lo scatto dal 13-15 al 18-15 dopo una partenza affannosa (5-11). Avital Selinger, l’unico ct del volley femminile più basso di tutte le sue giocatrici, in panchina impallidisce e capisce che non c’è più niente da fare. «Sembravamo possedute, in trance agonistica - assicura Antonella Del Core -. Io, poi… Avevo una voglia pazza d’oro». Legittima: i medici del Coni le avevano negato Pechino per un’aritmia cardiaca poi smentita dagli esami successivi. Con lei, quella maledetta Olimpiade avrebbe potuto prendere un’altra piega.

Anche perché ormai è certo: l’Europa sta troppo stretta a questa Italia. Che già a novembre, infatti, tornerà in campo nella Grand Champions Cup, passerella giapponese per campioni continentali. Poi, l’anno prossimo, il Mondiale. E, nel 2012, Londra. Il presumibile capolinea per una generazione di fuoriclasse che, fortunatamente, non hanno il vuoto alle loro spalle. Il sogno olimpico che torna, cercando di non farlo diventare un ossessionante tabù com’è purtroppo per gli uomini.

C’è tempo, però. Ora è giusto far festa. Docce d’acqua in assenza di champagne, baci e abbracci a fidanzati e parenti dopo la partita, l’inno cantato e applaudito sul podio, la baldoria alla «Bella Napoli», finalmente bevendo e mangiando senza problemi dopo quasi 4 mesi di collegiali, ritiri, partite, vittorie a raffica. «Gabriele, mamma arriva», urla alle telecamere la tenera Gioli che 20’ prima aveva finito di divorarsi da pantera le stangone olandesi. Missione compiuta. Che spettacolo. (Roberto Condio, La Stampa)

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