Bertolaso (ri)indagato, si (ri)dimette ma Berlusconi lo (ri)assume
Il capo della Protezione civile e sottosegretario Guido Bertolaso ha rimesso oggi i propri incarichi nelle mani del presidente del Consiglio dopo essere stato raggiunto da un avviso di garanzia, ma Silvio Berlusconi ha respinto le sue dimissioni.
Berlusconi ha informato il Consiglio dei ministri di avere respinto le dimissioni presentate da Bertolaso in seguito all’accusa per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sui “Grandi eventi” tra cui il G8 alla Maddalena, che stamani ha portato all’arresto di quattro persone.
“(Berlusconi) non aveva finito di parlare che il Cdm è esploso in un applauso lungo, insistito, convinto“, ha detto in conferenza stampa il sottosegretario Gianni Letta, precisando che si è trattato di una testimonianza non solo “della fiducia, ma dell’apprezzamento… (per uno) straordinario servitore dello Stato“. Letta ha spiegato che il capo della Protezione civile “è coinvolto marginalmente in un’inchiesta che riguarda altre persone”, e che il premier è convinto “che potrà chiarire ogni cosa“.
“Chiedo a Bertolaso di continuare a dare quel contributo straordinario di impegno e fatica col quale (ha ottenuto) in questi anni risultati straordinari“, ha aggiunto Letta.
“RIMETTO INCARICHI PER NON INTRALCIARE INQUIRENTI”
“Per non intralciare l’operato degli organi inquirenti ho immediatamente messo a disposizione del presidente del Consiglio tutti i miei incarichi“, aveva detto Bertolaso in una nota diffusa dal Dipartimento della Protezione civile, che conferma che stamattina al sottosegretario “è stato notificato un avviso di garanzia… in merito alle indagini sui lavori per la realizzazione del G8 nell’isola de La Maddalena“.
Secondo fonti investigative, il reato contestato a Bertolaso è la corruzione. Nell’ambito dell’inchiesta, questa mattina sono state eseguite una ventina di perquisizioni, anche negli uffici romani della Protezione civile, riferiscono le fonti. presumibilmente per incontrare il sottosegretario Gianni Letta. Leggi tutto »
10 feb 2010 redazione 9online 1 commento
Un altro pentito accusa Nicola Cosentino. Si tratta di Luigi Guida, soprannominato ‘o ‘ndrink, una carriera criminale iniziata ai vertici della camorra della Sanità e proseguita nel casertano dove per quattro anni, fra il 2001 e il 2005, ha ricoperto il ruolo di “reggente” del clan Bidognetti.
Ci hanno raccontato che i rifiuti non ci sono più nelle strade della Campania. Ci hanno detto che era tutto finito.
Diossine nell’aria di Odolo; diossine tra le più potenti e cancerogene, in uscita dai camini dell’acciaieria «Iro» spa con valori doppi rispetto ai limiti di legge. Eppure, per il sistema di autocontrollo delle Industrie riunite odolesi i fumi erano in regola.
Rione case popolari in via Matilde Serao, lo spettacolo in scena da mesi è esemplificativo per altre zone della città, qui in particolare è tra il rivoltante e il grottesco. Una
Progetto Siderferroplast di Chieti scalo: le associazioni ambientaliste Legambiente, WWF, LIPU e Abruzzo Social Forum scrivono agli enti convocati per la conferenza dei servizi che si terrà domani (oggi, ndred9) alle ore 9:30 presso la sede della Regione Abruzzo in via Passolanciano a Pescara affinchè esprimano subito parere sfavorevole all’intervento.
“La notte tra il 7 e l’8 agosto
Dario Del Porto scrive su Repubblica: “Il mezzo è stato trasferito in un’area di sicurezza per gli accertamenti dei vigili del fuoco e dell’autorità giudiziaria”. Purtroppo dobbiamo smentire questa informazione. In realtà l’auto-compattatore si trova ancora al suo posto, nello stesso luogo dove e’ stato parcheggiato 23 giorni fa, come testimoniano le fotografie scattate lo scorso 29 agosto. E non possiamo che dubitare che sia in sicurezza, vista l’incredibile vicinanza al centro abitato.


Gli operai si sono presentati pochi giorni or sono di buon mattino e hanno iniziato a trafficare sul rudere. Erano lì per demolire finalmente l’ecomostro di Alimuri, l’albergo abusivo e incompiuto, che da 42 anni deturpa la costa sorrentina al confine tra Meta e Vico Equense? Nossignore. Erano lì per avviare i lavori di ‘protezione’: un’imbracatura di reti metalliche per impedire ai bagnanti di avventurarsi sui cinque piani di solai sgretolati, pericolosi trampolini di folli tuffi, e per salvare la struttura dal costone retrostante che si sta sfaldando. L’immagine del Regno di Sottosopra, dove gli abusi non si abbattono, ma si tutelano e si infiocchettano. Così magari escono meglio in fotografia. Eccolo, il più longevo ecomostro della costa sorrentina e forse del Paese. Lo scheletro di cemento di quel che doveva essere un hotel da cento stanze, 2 mila metri quadrati e 18 mila metri cubi. Costruito grazie a una sciagurata licenza del 1962, poi annullata quando ormai il rudere aveva preso forma. Passato indenne a tre inchieste giudiziarie, ai raid della Goletta Verde di Legambiente al grido “abbattiamolo”, a una girandola di cambi di proprietà e all’accordo per la demolizione siglato nel 2007 dal ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli con la Regione Campania, la Provincia di Napoli e i titolari dell’immobile. Domanda: che mercato ha un abuso edilizio che tutti vorrebbero per decenza vedere raso al suolo? Chi non è del ramo non saprebbe cosa rispondere. Sappiamo però che l’ecomostro cambia di mano tre volte negli ultimi venti anni. Nel 1988 viene rilevato da La Conca srl per 240 milioni di lire. Che nel dicembre 1993 cede alla Sa.An per un importo nel frattempo lievitato a 2 miliardi e 700milioni di lire. Nell’ottobre 2006 subentra Sica srl. Sia in Sa.An che in Sica srl compare la signora Anna Normale, imprenditrice, rampolla di una notissima famiglia napoletana, dal 2003 moglie di Andrea Cozzolino, bassoliniano dirigente locale dei Ds che nel 2005 diventerà assessore regionale alle Attività Produttive e nel giugno 2009 risulterà il primo degli eletti del Pd all’Europarlamento nella circoscrizione Sud.
Protestano gli abitanti del condominio di piazza Matteotti non solo per i parcheggi a pagamento, ma sopra tutto per l’immondizia. Il grave problema è costituito dai rifiuti prodotti all’interno della struttura adibita a mercato che sono lasciati all’esterno e quindi con il caldo di questi giorni vanno in putrefazione appestando l’aria del circondario e rendendo difficile anche poter rimanere all’aperto per qualche istante.