Puglia: un parco eolico in mare? Confindustria dice no
Pale in mare, no degli industriali alle torri. Da Legambiente Lecce: «Meglio in mare». La Confindustria contraria al parco eolico di Tricase Presidente sezione turismo: «Nell’area passano le navi»
Alla soddisfazione della società incaricata della realizzazione del primo parco eolico off shore della Puglia, che ieri ha salutato la positiva conclusione dell’iter di valutazione di impatto ambientale per l’impianto che sorgerà al largo di Tricase esprimendo soddisfazione per il premio agli «anni di ricerca, lavoro e investimenti finalizzati all’attuazione di una innovazione tecnologica», fanno da contraltare dubbi e preoccupazioni che si levano dal territorio interessato. Primo fra tutti quelli della Confindustria locale, che per bocca del presidente della sezione Turismo Giovanni Serafino ha espresso «contrarietà» all’ipotesi di torri che spuntano anche dall’acqua. «Penso che vi possano essere ancora delle alternative rispetto a questa scelta» ha anche detto ieri. Giudizi «sospesi» arrivano invece dall’Azienda di promozione turistica di Lecce così come da Legambiente. La perplessità degli industriali è dettata da un duplice motivo. Il primo è per Serafino «l’opportunità di procedere a una politica energetica basata sulle fonti rinnovabili così spinta». «Abbiamo già così tante pale eoliche sulla terra — è il ragionamento di Serafino — c’è bisogno che le mettano anche in mare?». Il secondo motivo attiene invece la dislocazione del parco, che secondo il progetto della Sky Saver di Santeramo in Colle dovrà essere costituito da 24 torri poste a 20 chilometri dalla costa. «Quella — si fa notare da Confindustria Lecce — è una rotta di grossi traffici da e verso l’alto Adriatico. Come si concilieranno le esigenze della navigazione e quelle dell’operatività della struttura?». Di rilievo è la posizione dell’Apt di Lecce. Stefania Mandurino, che ne è commissaria, ha spiegato che «finora, rispetto al ricorso alle energie rinnovabili, troppe autorizzazioni sono state concesse e poca attenzione all’aspetto paesaggistico del territorio è stato dato».
Tuttavia, rispetto al caso specifico del parco eolico off shore, all’Azienda di promozione turistica si ritiene si tratti «della soluzione meno impattante». Si ravvisa però la necessità assoluta «di pianificare anche questo genere di insediamenti uniformandosi esclusivamente al Piano paesaggistico della Barbanente. Guai — aggiunge Mandurino— a lasciare la materia nelle mani dei Comuni. Dal punto di vista dello sfruttamento del territorio — la sua raccomandazione finale — dobbiamo essere d’ora in avanti più fermi di quanto non lo siamo stati in passato». Legambiente Lecce mantiene per il momento un atteggiamento prudente. Dice il leader Maurizio Manna: «Sempre che esista la necessità della creazione di un tale impianto, è preferibile che sorga in mare piuttosto che sulla terra ferma. Resta il fatto che la Puglia produce già tanta energia e che nuove iniziative ci pare rispondano più ad interessi privati che non a quelli pubblici. Ma se la strada è quella di perseguire le fonti rinnovabili — chiude Manna — che si proceda parallelamente alla progressiva riduzione delle fonti di energia tradizionali altamente inquinanti». Il riferimento? Alle centrali di Cerano e di Taranto. (Piero Rossano, Corriere Del Mezzogiorno)
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06 mag 2010 redazione 9online
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