Il Ministro Zaia ribadisce: No al nucleare in Veneto
«Il Veneto ha già dato, mai una centrale qui». Zaia, ministro dell’Agricoltura e candidato alla presidenza della Regione
«Il federalismo va meritato. Se il diritto all’autodeterminazione di una comunità è invocato da chi ha sommerso intere città di rifiuti, beh… il sospetto di strumentalità è legittimo». Luca Zaia oggi si trova a cavallo di più mondi. Da ministro all’Agricoltura, appartiene al governo che ha appena impugnato davanti alla Consulta le leggi contro le centrali nucleari di Basilicata, Campania e Puglia. Da leghista e federalista, dovrebbe aborrire i tentativi centralisti di bloccare istanze che nascono nelle Regioni. Da candidato presidente del Veneto, infine, nutre «la più totale perplessità riguardo alla realizzazione di impianti nucleari in Veneto».
Ministro, come riesce a comporre questa molteplicità di ruoli e posizioni?
«Guardi che non è difficile. Tra l’altro, questa per il federalismo è una fase costituente. I posteri, quando guarderanno a questi anni, potranno forse notare alcune distonie: un governo che predica il federalismo e dall’altra parte lo contrasta. La verità è semplice: oggi il federalismo ancora non c’è».
E dunque? È una buona ragione per bloccare il diritto all’autodeterminazione?
«È una buona ragione per fermare alcuni tentativi elettoralistici di fermare infrastrutture utili a riportare il bilancio energetico nazionale in attivo».
Non sarà semplicemente che quelle Regioni sono amministrate dal centrosinistra?
«Non sarà piuttosto che certi provvedimenti, se vengono da Regioni che han lasciato che le loro strade si riempissero di rifiuti, consentono di dubitare dell’afflato che li ha determinati? Non voglio generalizzare, ma alcune di queste realtà presentano situazioni imbarazzanti di cattiva gestione della cosa pubblica. Il federalismo va meritato».
Se lei fosse eletto presidente del Veneto, come prenderebbe uno stop governativo a una sua legge?
«È sufficiente che lei aspetti. Il Veneto sarà la regione pilota nel realizzare non soltanto il federalismo fiscale, ma anche nuove e concrete forme di autonomia. Chiederemo di fare da soli quel che pensiamo, dati alla mano. Il futuro non sono le leggi quadro, ma le trattative bilaterali condotte tra Stato e Regioni responsabili».
Lei però pare contrario al nucleare in Veneto. E la Lega ha appena contribuito a bocciare i nuovi inceneritori. Non sarà, semplicemente, la sindrome del «mai nel mio cortile»?
«Chiariamo. Con investimenti che davvero sono diventati patrimonio comune, in Veneto la raccolta differenziata è ai massimi livelli in Europa. In queste condizioni, un inceneritore è sufficiente a due milioni di persone. Senonché, noi già ne abbiamo tre, a fronte di 4.8 milioni di abitanti. Tanto che l’impianto di Padova non ha abbastanza immondizia da bruciare. Io penso sia meglio investire in nuove tecnologie più che in nuovi inceneritori».
E per il nucleare? Di centrali in Veneto non ce ne sono…
«Confermo la mia posizione nazionale: in assenza di alternative che ci diano un bilancio energetico positivo per l’Italia, il nucleare può essere una strada. Ma il Veneto la sua parte l’ha già fatta. Con il rigassificatore al largo delle sue coste, e con la riconversione al carbone di Porto Tolle. Da quel che ci dicono i tecnici, il nostro bilancio è positivo».
E se il governo di cui oggi fa parte domani le chiedesse di mettersi la mano sul cuore?
«Il Veneto la mano sul cuore la mette da sempre. Questo, però, non significa che continueremo a farlo. Prima dovremmo vedere, con dati inoppugnabili, che non ci sono alternative in tutte le Regioni in cui il bilancio energetico è negativo. E anche allora, io manterrei le mie più totali perplessità».
Questo suo insistere sul bilancio energetico suggerisce che, anche in questo, il Veneto debba considerarsi una cosa a sé più che una parte dell’Italia.
«Semplicemente, per la nostra storia, dalla Serenissima fino anche all’impero austro-ungarico, noi abbiamo una fortissima propensione all’autonomia, è una mission di vita. Ma, come dicevo prima, il federalismo e l’autonomia sono qualcosa che bisogna dimostrare di essersi meritati con la responsabilità». (Marco Cremonesi, Corriere Veneto)
05 feb 2010 redazione 9online