Seveso, l’autostrada della diossina
La futura Pedemontana Lombarda passerà a Seveso, nelle zone colpite dall’incidente dell’Icmesa. Ma le analisi rivelano che nei terreni la quantità di veleni è ancora elevata. Con il rischio che serva una colossale bonifica
«Ci ho messo la faccia e dunque la Pedemontana sarà completata entro il 2014». Lo scorso 6 febbraio Roberto Formigoni aveva sfoggiato grande sicurezza. Durante la fastosa cerimonia di inaugurazione dei cantieri, il presidente della Regione Lombardia non aveva accennato alle difficoltà che rischia d’incontrare l’autostrada destinata a collegare la provincia di Varese a quella di Bergamo, tracciando un grande arco a Nord di Milano. Un’opera per la quale nell’intasata Brianza ci si batte da mezzo secolo e che ora, con i suoi appalti da 5 miliardi di euro, scatena gli appetiti dei poteri locali.
LE PAURE DEI SINDACI
Passato meno di un mese dalle promesse di Formigoni, però, le certezze sui tempi di esecuzione dei lavori si sono incrinate. Mercoledì 3 marzo sei sindaci brianzoli parteciperanno a un vertice alla Provincia di Monza per tentare di ottenere una modifica sostanziale al progetto, chiedendo un’interruzione che dividerebbe in due diversi tronconi la futura autostrada. Lo snodo dove il progetto rischia di rompersi è un nome conosciuto in Italia e nel mondo: Seveso. In quel tratto la Pedemontana dovrebbe sovrapporsi all’attuale Milano-Meda, una superstrada trafficatissima dove già oggi passano 60 mila auto al giorno. I lavori saranno però pesanti, perché la carreggiata sarà allargata parecchio, fino a dieci metri in più. E questo comporta due problemi. Il primo è il rischio di paralisi di una zona sovraffollata di persone e aziende, visto che per andare a Milano in auto alternative valide non ne esistono. Per questo motivo, nell’incontro del 3 marzo, i sindaci di Seveso, Meda, Lentate, Barlassina, Bovisio Masciago e Cesano Maderno sono pronti a chiedere provvedimenti radicali. Tra i quali, uno stop dei lavori fino a dopo l’Expo del 2015 e una semplice riqualificazione della superstrada per un tratto di una decina di chilometri, senza opere strutturali.
QUANTA DIOSSINA, TRENT’ANNI DOPO
Un problema per certi versi ancora più difficile da affrontare, invece, è legato a un nemico con il quale dalle parti di Seveso devono convivere da tempo: la diossina sprigionata dall’esplosione del 1976 nell’impianto chimico dell’Icmesa. Per poter aprire i cantieri, la società concessionaria dell’autostrada, la Pedemontana Lombarda Spa, ha dovuto effettuare una serie di indagini per verificare, a oltre trent’anni dall’incidente, la presenza del veleno nelle aree dove si scaverà. La verifica serviva per vedere se sarà necessaria una bonifica di proporzioni ciclopiche, un’operazione che in Pedemontana sperano di evitare per non correre il rischio di veder dilatati i tempi dei lavori e per non affrontare costi che al momento non sono nemmeno stati quantificati. “L’espresso”, però, ha potuto leggere i rapporti con i risultati dell’analisi e la fondatezza di queste speranze non sembra scontata.
Il primo rapporto, datato luglio 2008, ha riguardato 64 diversi punti di carotaggio. In 44 di questi punti, in pratica in due su tre, fra i campioni prelevati a diversa profondità ne è stato trovato almeno uno dove la concentrazione di diossina è superiore ai limiti previsti dalle norme per utilizzare l’area a verde pubblico o privato (pari a 0,00001 milligrammi di diossina ogni chilo di terra). Leggi tutto »
26 feb 2010 redazione 9online 1 commento
“Il termovalorizzatore a Ponticelli si farà, eccome”.
Tre nodi fondamentali ancora da risolvere sono alla base del piano 2010 2013 per la gestione dei rifiuti in Campania: “il debito contratto dal commissariato per l’emergenza, di circa 2 miliardi di euro, la questione lavoro, e le ecoballe”. Lo ha detto oggi l’assessore all’Ambiente della Regione Campania Walter Ganapini, presentando le linee per il piano regionale per i rifiuti e quelle per la loro gestione.
«Attenzione, questa confezione contiene
«Ecocity, il più grande progetto multifunzionale della Brianza». Dove oggi ci sono le sette cisterne violate della Lombarda Petroli sorgeranno a breve villette, uffici e centri commerciali. Lo annunciano gli enormi cartelli che costeggiano la strada che porta allo stabilimento. In fondo ci sono già i numeri a cui telefonare per prendere informazioni. Una città ecologica su terreni satolli di gasolio? Bella grana per i fratelli Addamiano (Giosuè, Rosario e Matteo), gli artefici del progetto. Ma tant’è, gli immobiliaristi originari di Cerignola, in provincia di Foggia, ieri erano irreperibili. Come del resto Enzo Tagliabue, il proprietario della Lombarda Petroli. Gli Addamiano hanno precisato soltanto che il terreno su cui sorge la Lombarda Petroli è ancora di Tagliabue. Come dire: noi con questo disastro non c’entriamo nulla. Qui alle porte di Monza tutti sanno che gli Addamiano e Tagliabue si sono intesi da tempo sul futuro dell’area. Una parte dei terreni che erano della Lombarda Petroli sono già passati di mano e ora ospitano una fila di capannoni. Insomma,
Le centrali nucleari? Le radiazioni hanno fatto bene a Natasha Stefanenko che è diventata “alta”, farebbero bene anche “alle donne del Sud, che sono alte un metro e sessanta”. Dove Sud sta per Sud Italia.
Angelo Balducci ha inviato un telegramma al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, con cui rassegna le dimissioni dall’amministrazione delle Infrastrutture e dall’incarico di presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Il Senato approva, in via definitiva, con 136 a favore, 105 contrari e 6 astenuti la conversione in legge del
“Ho deciso di autosospendermi dal ruolo di Amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali per senso di responsabilità istituzionale nei confronti dell’azienda e del Comune di Roma, e per evitare che la mia vicenda venga strumentalizzata per motivi politici. Intendo ribadire, tuttavia, la mia totale estraneità alla vicenda Di Girolamo tanto che, a quanto ho appreso, non risulto neppure iscritto nel registro degli indagati“.