L’assessore Giacomelli: emergenza finita? Qui regna il caos
Una pericolosa vacatio. Finita l’emergenza, nel tempo della gestione ordinaria non è chiaro chi debba gestire e cosa e, intanto, si continua a comportarsi esattamente come un mese fa. Descrive così una fase di grande confusione per la partita rifiuti in Campania, Paolo Giacomelli, 52 anni, da gennaio 2009 assessore all’igiene urbana del comune capoluogo. I sindaci sono sul piede di guerra dopo l’approvazione del decreto 195 di fine anno sulla chiusura dell’emergenza Lei cosa ne pensa?
Penso che siamo passati alla gestione ordinaria troppo repentinamente, senza che prima venissero distribuite le competenze. E su ciò, finalmente, negli ultimi giorni sembra che si stia riflettendo. Il decreto fa riferimento alla legge regionale che affidava alle province la gestione dei rifiuti. Ma questa contrasta con il testo unico sull’ambiente che affida ai comuni la proprietà. Del resto, è incontestabile che non si possano sottrarre ai comuni competenze che hanno tanto a che fare con il territorio. Le province, dal canto loro, hanno costituito società ma queste sono ancora scatole vuote: diciamo che partirebbero quasi da zero in un’ impresa titanica.
Cosa intende dire?
La provincia di Napoli, a esempio, si troverebbe a gestire una società con 8mila addetti, che incassa 700milioni di Tarsu e serve un bacino di 3,5 milioni di utenti. Una dimensione davvero complessa!
E quindi?
Penso che la soluzione più giusta sarebbe affidare a comuni e ata la raccolta, utilizzando le risorse della Tarsu, alle province gli impianti. Ciascun ente dovrebbe agire nella cornice di un piano regionale.
Quale piano?
Anche questo manca. In questo momento, devo ammettere, abbiamo nella regione un interlocutore difficile che tarda a darci risposte. Anche su altro: a esempio, aspettiamo da tempo che ci trasferisca i terreni su cui dovrà essere costruito il termovalorizzatore di Acerra.
E il Comune, è in grado di passare all’ordinario?
Abbiamo avviato un cammino. Del resto il Comune controlla al 100% Asìa che oggi svolge un ruolo importante.
In città il cambiamento non si percepisce. Cosa intende quando parla di un cammino avviato?
Il Comune, a esempio. Prima del 2009 non aveva una propria struttura che si occupava dei rifiuti. C’era l’assessore che con il suo staff si occupava in generale di questioni ambientali e di altro. Tanto che il Comune per fare il piano rifiuti si è affidato ad Apat. Non solo: il piano regolatore generale non destinava nemmeno un metro quadrato a impianti per i rifiuti. Per le isole ecologiche è stata necessaria una variante urbanistica. Oggi invece abbiamo una struttura ad hoc.
Eppure il Comune controlla da tempo Asìa, come gestirla senza la necessaria struttura amministrativa?
Mi spiego meglio: il piano prevedeva tre funzioni da svolgere nei confronti di Asìa e affidate ad assessorati diversi – quella del cliente, del bilancio, quella della definizione della tassa -.Nella realtà il solo assessorato al Bilancio, si occupava di Asìa in quanto società partecipata. Sul lavoro che questa svolgeva nessuno faceva controlli. Nè c’era un contratto di servizio. E neanche il dirigente che avrebbe dovuto firmarlo. Intendiamoci, penso che il Comune di Napoli sia meno responsabile di altri enti della grave emergenza che ha colpito la Campania, ma questa mancanza di una struttura ad hoc è significativa.
Creata dunque la struttura, di cosa si occupa?
Abbiamo un corpo di polizia ambientale, composto da 40 vigili, che commina multe ai responsabili di conferimenti irregolari, sopratutto tra negozianti e artigiani. Inoltre stiamo per firmare il contratto di servizio con Asia, che spero entro questo mese possa essere portato in giunta. stiamo progettando una nuova organizzazione del servizio di decoro urbano che vada dallo spazzamento delle strade alla manutenzione, eventualmente da affidare a privati.
Togliendo questo compito ad Asìa?
Non avrei dubbi. Quanto ad Asìa, devo dare atto al management di aver rivoltato questa società come un guanto. L’ho conosciuta come direttore delle partecipate dell’assessorato di Enrico Cardillo nel periodo tra il 2003 e il 2005 e al ritorno nel 2009 ho trovato una realtà diversa. Ha ancora carenze nello spazzamento della città, ma si tratta di un servizio che richiederebbe, con qualunque gestore, un investimento in macchinari di almeno 40 milioni, cosa che non è stato possibile fare da almeno dieci anni.
E cosa è migliorato?
La raccolta differenziata: oggi a Napoli vengono svuotati tutti i giorni tutti i cassonetti dell’indifferenziato e complessivamente la città ricicla il 20% dei rifiuti urbani. Il sistema va migliorato, ma siamo sulla strada. Quanto allo smaltimento, oggi Asìa gestisce la discarica di Terzigno, gli Stir di Giugliano e di Tufino e ha firmato l’accordo di programma per il termovalorizzatore di Napoli
Ma è una società che costa al comune 170 milioni l’anno anche a causa di un organico straripante.
Ha 2.345 dipendenti pari a 2,6 per mille abitanti. Una percentuale più alta della media nazionale di 1,5. Non c’è dubbio che Asia debba imboccare un percorso che le consenta di raggiungere livelli di produttività il linea con gli standard medi italiani. Ha una età media del personale elevata, pari a circa 56 anni e un alto tasso di invalidi. Un piano di efficientamento andrà fatto senz’altro. Del resto, una cosa è il welfare e un’altra è la gestione di un servizio di pubblica utilità. (Vera Viola, il Sole 24 Ore, tratto da: napolionline)
20 gen 2010 redazione 9online