Archivio di gennaio, 2010

Eco-News

Rifiuti, gestione Asìa: nessuna traccia della differenziata

A Napoli il costo della pulizia e della raccolta rifiuti è tra i più alti d’Italia. La Tarsu è aumentata del 60%. Differenziata ferma ad un misero 20% e ci sono più dipendenti che nelle altre città: più che un flop la gestione dell’Asia è un caso da analizzare.

Dicembre 2009, l’emergenza rifiuti è terminata. Nei mesi precedenti, la regione Campania è stata attraversata da una vento che ha in gran parte rivoluzionato il modo di affrontare la problematica della raccolta e smaltimento dei rifiuti, vuoi per il decreto che minacciava lo scioglimento dei comuni inadempienti (ed in cinque casi è successo), vuoi per la nuova sensibilità dei cittadini che, colpiti dalla crisi che ci ha reso tristemente famosi in tutto il mondo, ha reso tutti più ricettivi verso gli impegni di riduzione e differenziazione dei rifiuti.
In questi due anni è aumentato molto in Campania il numero di comuni virtuosi e ricicloni; ma la città simbolo della Campania continua ad avere la maglia nera nel riciclo dei rifiuti. A dicembre 2009 a Napoli si è raggiunto un misero 20% di raccolta differenziata mentre il decreto rifiuti del governo richiedeva il 25% ed il piano comunale (del 2008) prometteva il 35%. Il grafico sotto ci aiuta a seguire l’andamento della percentuale di raccolta differenziata negli ultimi tre anni. Leggi tutto »

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Eco-News, tg9

Gestione Rifiuti: in Campania violate tutte le norme, l’UE blocca i fondi

La Commissione europea continuerà a bloccare il pagamento dei finanziamenti Ue dei fondi regionali per la Campania destinati al settore della gestione dei rifiuti (per una cifra che fonti della Regione valutano in circa 480 milioni di euro), fino a quando le autorità italiane non si saranno messe in regola con le norme comunitarie sui piani e le infrastrutture di smaltimento. Lo ha affermato oggi a Bruxelles, senza mezzi termini, Pia Bucella, direttore dei servizi competenti della Direzione generale Ambiente della Commissione europea, durante un’audizione della commissione Petizioni dell’Europarlamemento, presieduta da Erminia Mazzoni (Pdl/Ppe), e dedicata specificamente alla situazione dei rifiuti in Campania.

(INTERVISTA ALL’ON. MAZZONI A CURA DEL TG9, Ndr9)

Alla riunione hanno partecipato rappresentanti delle autorità regionali campane e governative italiane, nonché gli autori di diverse petizioni che denunciano varie infrazioni delle norme Ue sulla gestione dei rifiuti, sull’uso delle discariche e degli inceneritori e i rischi connessi per l’ambiente e per la salute nell’area interessata. Buccella ha sottolineato che le condizioni “essenziali” che la Commissione chiede siano realizzate per riconsiderare il blocco dei fondi Ue per la Campania sono, testualmente: “che siano definiti i piani di gestione dei rifiuti con una solida programmazione di settore, che includa l’attuazione di una rete adeguata di infrastrutture, con rendicontazione reale e documentata”, e che vi sia d’altra parte, “l’uscita dalla gestione commissariale” dell’emergenza rifiuti nella regione. Quest’ultima condizione, ha aggiunto la funzionaria comunitiaria dopo aver ascoltato i rappresentanti delle autorità italiane, “sembra di capire che sia in fase di attuazione“. Le autorità italiane, oltre ad assicurare che è già in fase avanzata il passaggio dalla gestione commissariale a quella ordinaria degli enti locali, hanno fornito un quadro positivo delle attività in corso per uscire dall’emergenza, rivendicando l’entrata in funzione dell’inceneritore di Acerra e la progettazione di altri quattro impianti che seguiranno, l’apertura di una serie di nuove discariche e gli sforzi per sviluppare la di raccolta differenziata (quasi raddoppiata, arrivando in media al 22%), e quindi il riciclaggio e il compostaggio di una parte dei rifiuti urbani. Ma alla commissione Petizioni e alla Commissione europea non è stato presentato alcun documento, tanto che Erminia Mazzoni, dalla presidenza, ha chiesto di avere il più presto possibile per iscritto i dati presentati oralmente dai rappresentati italiani. Leggi tutto »

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Eco-News

Treviso, Regione approva emendamento blocca inceneritori

L’emendamento Atalmi è legge: è l’addio agli impianti di Unindustria

Approvata la legge che blocca gli inceneritori di Unindustria e Greenholding. Il consiglio regionale ieri ha votato l’ emendamento Atalmi-Pettenò che impedisce a Palazzo Balbi di approvare la costruzione di qualsiasi impianto di trattamento di rifiuti industriali finché non sarà varato un piano regionale.

Nove contrari, 28 a favore e 4 astenuti: l’effetto immediato è che la giunta regionale non potrà approvare nessuno dei due inceneritori (Silea e Mogliano), che Iniziative ambientali vorrebbe costruire. «Ora attendo solo che gli industriali facciano ricorso - ha dichiarato non senza una nota sarcastica il consigliere dei Comunisti italiani, Nicola Atalmi - ma io consiglio loro di fermarsi e di ritirare i progetti. Non vorrei inoltre che qualche politico ora si trovasse con qualche finanziamento in meno per la campagna elettorale». L’emendamento alla Finanziaria era stato avanzato, oltre cha da Atalmi, da Pietrangelo Pettenò di Rifondazione comunista, ed era stato firmato da una ventina di consiglieri, compresi gli assessori Maria Luisa Coppola e Renzo Marangon. «La novità rispetto alla risoluzione del consiglio di due anni fa, è che questo emendamento, essendo legato alla Finanziaria, ha forza di legge», ha puntualizzato Atalmi. Per questo motivo è stato adottato l’escamotage di proporre uno stanziamento di 10 mila euro per le ricerche sul piano rifiuti. Senza non avrebbero potuto proporre l’emendamento: eventuali provvedimenti anti-inceneritori non sarebbero diventati legge. La commissione Via potrà dunque continuare ad analizzare i due progetti di Unindustria e anche esprimere il parere tecnico, ma la giunta non potrà deliberare l’ok agli impianti. I 28 voti favorevoli all’emendamento sono arrivati dal centrosinistra e dalla Lega, contrari invece i consiglieri del Pdl. Leggi tutto »

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Eco-News

Terra dei Fuochi: accordo tra Comune, Rom e Associazioni

In merito ai fumi tossici, che preoccupano tanti cittadini per i rischi alla salute, derivanti dalla provocata combustione quasi quotidiana, dentro e fuori dai campi rom, di rifiuti speciali e non, dovuti sia a materiali sversati illegalmente da cittadini di ogni zona della città, sia da probabili traffici di smaltimento illecito degli stessi, un Comitato formato da cittadini, rappresentanti di associazioni e dagli stessi Rom del campo spontaneo di Cupa Perillo, per spirito di responsabilità si è auto-convocato per un’ assunzione comune di responsabilità per monitorare, controllare e formulare proposte atte a scoraggiare la continuazione di questo increscioso fenomeno di roghi tossici. Da tutte le parti coinvolte si è preso atto del danno alla salute degli stessi abitanti dei campi nomadi e dei cittadini del territorio derivanti da questi roghi, delle cause, tipologie e modalità del fenomeno, delle inadempienze da parte delle istituzioni e delle responsabilità di coloro che per vari motivi alimentano questi roghi, delle iniziative e proposte da formulare per contribuire ad eliminare questi fumi tossici. A parte la constatazione che questi fumi sono alimentati da pochi soggetti, da sensibilizzare e nel caso sanzionare da parte delle legittime autorità, in una cornice più complessiva si è rilevato il degrado in cui per decenni sono stati abbandonati, per responsabilità comuni, gli abitanti di questi campi con numerose donne e bambini, per l’accumulo di immondizie ed inerti non raccolti con continuità, per la mancanza di illuminazione di viali e spiazzi, di attrezzature di videosorveglianza, per la scarsezza di acqua, e soprattutto di opportunità lavorative che in ogni caso non giustificano in alcun modo questi roghi tossici per ricavare materiali da rivendere. Leggi tutto »

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Comunicati stampa e segnalazioni

Discariche del Vesuvio: appello alla mobilitazione

La mobilitazione dei cittadini sta cominciando a dare i risultati contro le discariche del Vesuvio che stanno avvelenando la nostra comunità
Ogni giorno centinaia di camion sversano ancora rifiuti di ogni tipo nel bel mezzo del Parco Nazionale del Vesuvio senza alcuna possibiltà di controllo.
La puzza proveniente dalla discarica sta diventando parte della nostra vita. Le discariche che distano poche centinaia di metri dai nostri centri abitati, minacciano la salute di tutti con rifiuti pericolosi come scorie, ceneri, fanghi. L’impegno in questi mesi dei tanti cittadini attraverso la Rete dei comitati e movimenti vesuviani ha consentito di alzare la voce contro questo scempio che pagheranno soprattutto i nostri figli ed i nostri nipoti.
La lotta dei cittadini, supportati da Legambiente, ha costretto le Amministrazioni pubbliche e l’Ente parco del Vesuvio a svegliarsi e ad opporsi legalmente contro l’ampliamento delle discariche.
Risultato: il Tar del Lazio ha dato ragione ai cittadini bloccando il Governo per la costruzione “dell’autostrada delle discariche” che stava distruggendo l’ambiente vesuviano. La grande fiaccolata del 18 dicembre ha sancito il risveglio e la voglia dei cittadini vesuviani di lottare per il diritto ad un ambiente salubre. A seguito di questa grande manifestazione la Conferenza dei servizi del 30 dicembre ha detto NO all’apertura di cava Vitiello.
E’ in dirittura d’arrivo il ricorso alla Corte europea di Brusselles contro la Legge che apre le discariche tal quale nel Parco nazionale del Vesuvio.

Dobbiamo tutti sentirci impegnati contro questa gestione scellerata dei rifiuti che non tiene conto della salute, dell’economia e del futuro dei nostri territori. C’è bisogno del tuo impegno per una raccolta differenziata VERA ed una riduzione a monte dei rifiuti. Leggi tutto »

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Eco-News

Lombardo: in Sicilia acqua e rifiuti gestiti dalla mafia

Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, denuncia in commissione Antimafia: “La gestione dei rifiuti e dell’acqua in Sicilia è in mano alla mafia“. Non era mai avvenuto che il capo del governo regionale rivelasse con tanta nettezza e determinazione la presenza della mafia in settori chiave della società siciliana. Non era mai avvenuto che ci si allontanasse dal cliché mafia e politica, che si uscisse dal seminato della denuncia generica e, tutto sommato, priva di conseguenze. Che la distribuzione dell’acqua fosse stata gestita dalle cosche in alcune realtà particolarmente colpite dal fenomeno, non è affatto tuttavia una novità; che sulla raccolta dei rifiuti – sia urbani che industriali – ci fossero attenzioni di Cosa nostra è provato da decine di indagini della magistratura. Da decenni le autobotti private distribuiscono acqua a pagamento in molte zone turistiche d’estate, favorite dalle condotte colabrodo. Un servizio spesso svolto senza controlli sanitari con costi alti per i cittadini costretti a pagare due volte il rifornimento idrico. È noto che alcuni pozzi privati hanno rimediato a croniche carenze idriche. È noto altresì che allacciamenti e le condotte alle reti idriche nell’attraversamento delle campagne vengono “depredate” da torme di abusivi. I furti d’acqua sono stati scoperti dalle forze dell’ordine in più occasioni. È bastato che le polizie eseguissero dei controlli perché si scoprissero allacciamenti abusivi.
Il servizio di raccolta dei rifiuti affidato a privati o a municipalizzate - già prima della nascita degli ATO - subiva le volontà dei boss in molte realtà isolane. Ci sono stati episodi criminosi legati a questa attività ed alla distribuzione privata dell’acqua. La raccolta di rifiuti tossici e gli scarichi abusivi, spesso causa di disastri ambientali, sono stati “appaltati” a personaggi senza scrupoli che hanno agito grazie a coperture, favori, omissioni. Sia la distribuzione dell’acqua quanto la raccolta dei rifiuti sono diventati, insieme alla gestione delle strutture sanitarie, il nuovo business di alcuni imprenditori vicini alle cosche. Leggi tutto »

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Eco-News

Cassazione: illegittimo il ricorso di Cosentino, si all’arresto

Confermare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Napoli il 7 novembre scorso nei confronti del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, indagato per concorso esterno in associazione camorristica per presunti rapporti con il clan dei Casalesi. Questa la richiesta avanzata dal sostituto procuratore generale della Cassazione Vito Monetti, nella sua requisitoria durante la camera di consiglio in prima sezione penale della Suprema Corte. Il pg ha chiesto infatti il rigetto del ricorso presentato dai difensori di Cosentino contro l’ordinanza del giudice napoletano. La decisione dei giudici della prima sezione penale di piazza Cavour sarà resa nota tra giovedì sera e venerdì. La Camera dei deputati ha comunque già respinto la richiesta di arresto e Cosentino finché avrà l’immunità parlamentare non rischia alcuna misura cautelare in conseguenza dell’ordinanza emessa dal gip. «Siamo sicuri - hanno detto gli avvocati Montone e De Caro - che tutta la vicenda sarà chiarita e che Cosentino non avrà nulla da temere nemmeno nell’ipotesi in cui, un domani, non fosse più parlamentare». Il parlamentare del Pdl, prima di questa vicenda, era il candidato in pectore del centrodestra come governatore della Campania ma poi ha deciso di fare un passo indietro, pura mantenendo la carica di sottosegretario all’Economia. (Il Mattino) Leggi tutto »

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Comunicati stampa e segnalazioni, Eco-News, video

Storie di scorie: La Spezia, il porto delle ombre

Di nuovo ombre sul “porto delle nebbie”? Rifondazione comunista chiederà impegni alle istituzioni

Negli anni ‘90 furono accertati traffici di rifiuti nel porto spezzino, ieri il pentito dell’n'drangheta Francesco Fonti dichiarava la presenza di relitti a perdere, affondati per far sparire i loro carichi velenosi, anche nel mare antistante La Spezia. Oggi si riparla di traffici di scorie nucleari in Liguria, alla Spezia“. La federazione spezzina di Rifondazione Comunista torna sul tema del cosiddetto golfo dei veleni con una nota stampa inviata alle redazioni:  “La notizia resa nota dal giornalista Gianni Lannes è inquietante: sono stati fotografati da lui stesso mezzi all’opera, nella centrale nucleare di Caorso in provincia di Piacenza, per gli smaltimenti connessi alla dismissione della più grande centrale nucleare italiana. Tali mezzi sarebbero poi giunti alla Spezia. Leggi tutto »

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Eco-News

Giubiasco, nessuno vuole le scorie dell’inceneritore

Rifiuti e scorie: una patata bollente difficile da far digerire a chi se la trova proprio fuori dalla porta di casa!
Si sono appena spenti i fragori delle proteste levatesi nel Mendrisiotto contro i fetori estivi prodotti dalle balle di rifiuti immagazzinate provvisoriamente in attesa di riempire i forni del nuovissimo impianto di Giubiasco, che già nel Moesano si raccolgono le firme contro il deposito delle scorie prodotte dal medesimo inceneritore ticinese.
I cittadini di Lostallo, coinvolti in prima persona nello scambio di favori tra il Consorzio di raccolta dei rifiuti del Moesano e l’Ente di smaltimento ticinese, hanno lanciato una petizione affinché lo stoccaggio dei residui sia però sottoposto a severi controlli.
Una levata di scudi popolare che riporta alla mente il braccio di ferro ingaggiato negli anni Ottanta nella medesima valle del Grigioni italiano tra il combattivo Gruppo Piz Pian Grand e la Cooperativa per l’immagazzinamento delle scorie radioattive (Cisra), alla ricerca di un sito adatto al deposito delle scorie provenienti dalle centrali atomiche svizzere.
Ad oltre vent’anni dalla mobilitazione anti-nucleare della Valle, sembra che il Piz Pian Grand l’abbia scampata, ma la patata continua ad essere bollente, semplicemente altrove, dove si levano altre, immancabili proteste.
Eppure, entro trent’anni, da qualche parte l’eredità secolare delle centrali nucleari dovremo pur cacciarla. Leggi tutto »

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Eco-News

Nucleare: favorevoli solo Lombardia, Veneto e Friuli

Le amministrazioni di Galan e Tondo e quella della Lombardia non votano con la maggioranza, che non vuole altri impianti

La conferenza delle Regioni ha dato parere negativo, a maggioranza, al piano di costruzione di nuove centrali nucleari. Voto contrario rispetto alla decisione della Conferenza è stato espresso dalla Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

«Siamo contro il nucleare - ha detto il presidente della Basilicata, Vito De Filippo - è una scelta non positiva che non ha esiti immediati e che impatta negativamente sulle scelte energetiche.

Siamo anche contrari alle procedure utilizzate, che non tengono conto delle prerogative delle Regioni. Per altro esistono leggi regionali che impediscono la costruzione di nuovi siti nucleari. Leggi tutto »

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