Nucleare, la strategia di Fulvio Conti dell’Enel
Patto con i consumatori sul prezzo dell’atomo. Poteri di decisione solo allo Stato e impegni vincolanti. Rinnovabili solo con incentivi. E rivedere i limiti della CO2. Fulvio Conti spiega le sue strategie
Potrebbe essere soddisfatto, il capo dell’Enel Fulvio Conti, ieri conquistador del totale della spagnola Endesa, oggi premiato con la Legion d’onore dai francesi per sigillare un’alleanza con l’Edf nel nucleare, e con la prospettiva di un anno in leggera ripresa: l’industria, che prenota in anticipo i quantitativi di energia di cui avrà bisogno, ha già trasmesso gli ordini per il 2010, e sono in crescita rispetto alla terribile caduta del 2009. Inoltre, gli analisti vedono rosa per il titolo, con un target price a 4,7 euro, e per la capacità dell’azienda di fare profitti e ridurre l’indebitamento di cui si è caricata per l’acquisizione spagnola. Infine, Il governo ha appena compiuto il primo passo formale che dà il via alla costruzione di centrali nucleari nel nostro Paese. Un business in cui l’Enel avrà un ruolo centrale.
Tutto per il meglio, dunque. Eppure l’amministratore delegato del gigante elettrico ha soprattutto voglia di togliersi qualche sassolino. A cominciare dalla questione CO2: anche se il nulla di fatto del vertice di Copenhagen ha fatto crollare il prezzo dei “diritti di inquinamento”, quelli pagati dai produttori di anidride carbonica, far passare gli elettrici come i grandi inquinatori del pianeta non gli va giù.
«L’industria elettrica produce solo il 30 per cento delle emissioni di CO2 in Europa», dice Conti, «mentre gli altri due terzi vengono dalle attività umane, dall’agricoltura, dai trasporti. Invece del 20-20-20 (la formula che sintetizza gli impegni europei su rinnovabili ed emissioni, ndr) è più giusto dire 30-30-90: 30 per cento le emissioni sotto accusa, solo 30 i paesi che hanno firmato il protocollo di Kyoto, 90 per cento il costo addebitato all’industria elettrica. Peraltro, l’Enel ha ridotto le emissioni, mentre altri non l’hanno fatto».
Di chi è la colpa?
«Abbiamo negoziato male Kyoto come paese, e in Europa ci siamo dati obiettivi troppo ambiziosi».
Il sistema di carbon credits ci penalizza più degli altri?
«Sì, e credo che questo governo l’abbia compreso, e stia negoziando per riequilibrare lo svantaggio. È importante anche ottenere maggiori “offsets”, cioè la possibilità di avere compensazioni di riduzione di CO2 in paesi, come Cina e India, dove 100 dollari d’investimento producono un risparmio di emissioni dieci volte maggiore che se fossero investiti nell’efficiente industria occidentale».
Controllare una centrale elettrica è più facile che controllare milioni di macchine, e poi non sarà anche lei del parere che la CO2 non faccia danni al pianeta…
«La CO2 è senz’altro un problema, ma non c’è una soluzione immediata alla riduzione delle emissioni. Innanzitutto perché bisogna favorire lo sviluppo dei paesi che ambiscono a crescere, e che sono mercati di sbocco per nostri prodotti. Se due terzi del pianeta hanno fame di energia - l’Aie prevede che di qui al 2030 i consumi cresceranno del 40 per cento - questa verrà prodotta prevalentemente con combustibili fossili, e genererà anidride carbonica».
I paesi in via di sviluppo non possono essere più saggi di noi e crescere con meno emissioni?
«La produzione di base deve avere un prezzo accessibile, perché viene pagata da cittadini che non possono permettersi il lusso di altre tecnologie. E solo nuove tecnologie possono proporre soluzioni che nel tempo diventeranno competitive con il carbone. Ma è un processo che nessuno può prevedere».
Se la sfida è sulle tecnologie pulite, perché non spendere sulle rinnovabili, e non sul nucleare?
«Attenti all’ambientalismo à la carte, all’idea che per esempio l’aria di Copenaghen sia più pulita di Roma, perché non è vero: metà dell’elettricità di quel paese è prodotta col carbone. Ma vengo al punto: occorre avere un mix di tecnologie che garantisca la disponibilità di energia in qualsiasi momento. È questa la regola che ci mette al sicuro sugli approvvigionamenti. Ma c’è un altro paradigma da rispettare: il 65 per cento del costo dell’energia dipende dal combustibile che si usa. Se bruci olio combustibile è più costoso, se bruci carbone costa meno a parità di calorie, se bruci nucleare, costa ancora meno. Se fai le rinnovabili, hai un costo in più: di qui gli incentivi. Altrimenti non si fanno. E cosa sono gli incentivi? Sono maggiori costi che paghiamo noi. Alcuni paesi scelgono di farli pagare in bolletta ai cittadini, altri di prelevare finanziamenti dal bilancio dello Stato». (L’Espresso)
29 dic 2009 redazione 9online
Nucleare: la strategia di Fulvio Conti.
Questo articolo comincia con un titolo del tutto inadeguato sulla strategia nucleare di Fulvio Conti, mentre in realtà nessuna strategia viene illustrata, probabilmente perchè una strategia nel nucleare Fulvio Conti non ce l’ha mai avuta e non ce l’ha.
Si parla invece di emissioni di CO2, con dichiarazioni inaccettabili e del tutto sballate.
Non è vero che il vertice di Copenhagen si è concluso con un nulla di fatto. Si è invece concluso con un accordo minimo positivo sulla riduzione delle emissioni di CO2 da parte di tutti i paesi su scala mondiale e sulla necessità e consapevolezza universale che le emissioni vengano ridotte in tempi rapidi ed a tappe forzate per contenere il Global Warming, i mutamenti climatici e gli eventi disastrosi ad essi connessi.
Non è vero che i prezzi delle emissioni di CO2 sono crollati dopo Copenhagen, anzi i prezzi della CO2 e le penalità aumenteranno ulteriormente a breve a carico degli inquinatori, come dimostra il fatto che verranno anche introdotte tassazioni specifiche a carico di chi emette CO2 (vedi Francia).
Ridicolo che Fulvio Conti dica che l’industria elettrica emetta solo il 30% della CO2 globalmente emessa. Questo signore è talmente fuori da ogni senso comune e logico da considerare trascurabile il fatto che la sua industria elettrica produca scarichi in atmosfera SOLO (sic !) per un terzo della CO2 totale ! E gli sembra poco ? Ma che si crede, che siamo tutti degli emeriti deficienti ?
Addirittura si permette di criticare la direttiva 20-20-20 della U.E. sulla riduzione del 20% degli scarichi di CO2 entro il 2020 e con un incremento del 20% delle energie rinnovabili. Fulvio Conti evidentemente non ha ancora capito il significato di 20-20-20, tanto legge e acquisisce male le direttive europee in cui anche Enel è inserita, e trasforma scioccamente la sigla in 30-30-90, che è priva di senso e non significa proprio nulla, confermando che nulla ha capito !
E senza nulla aver capito della direttiva europea, che invece è tenuto per legge a rispettare, dichiara senza competenza che si tratta di obbiettivi troppo ambiziosi !
E ricorre alla solita sciocchezza che Cina e India non pagano ancora per queste emissioni, volendo significare perciò che lui ha tutto il diritto, contro la U.E., di inquinare, di scaricare enormità di CO2 (30 % del totale !) come niente fosse, alterando il clima e provocando possibili disastri ecologici.
Cominci Fulvio Conti a metterci la gobba riducendo le emissioni di CO2 come prescritto, anzichè inventarsi alibi e scuse, e prima di dire cosa devono fare gli altri !
A sostegno di questa posizione ridicola e inaccettabile cita addirittura la AIE che dice, al contrario di quelli che dicono e che si danno da fare per evitarlo, che l’estrapolazione delle curve delle emissioni di CO2 dà un incremento di emissioni del 40% di quì al 2030. Che acume e intelligenza sostenere che, siccome i diagrammi e le curve della CO2 vanno in su, è inutile che ci si dia da fare per ridurre le emissioni perchè i diagrammi estrapolati sulla carta dicono che la CO2 aumenterà enormemente lo stesso ! Una vera genialità matematica e scientifica !
Infine Fulvio Conti conclude con l’atto di Fede e la storia che il nuceare è la fonte energetica che costa meno ! Il che è pura menzogna, perchè invece allo stato attuale il costo reale del nucleare francese è il più alto tra le forme di energia possibili, incluse le rinnovabili. Il prezzo controllato attualmente dal governo francese non corrisponde ai costi reali, perchè è ampiamente finanziato e incentivato. Il mercato dell’energia elettrica francese non è liberalizzato e quindi il prezzo non è libero di fluttuare secondo i costi e le leggi del mercato, ma è imposto dal proprietario e monopolista assoluto di EDF che è lo stato francese, che fissa la tariffa obbligatoria a valori che nulla hanno a che vedere con i costi di produzione e che serve solo a proteggere l’industria nucleare e a preservarle quote di mercato intangibili, che altrimenti le verrebbero sottratte da altri sistemi per produrre enrgia elettrica molto più economici e competitivi, come si verifica in tutti gli altri paesi europei (che usano per esempio il gas metano molto più economico), esclusa la Francia che non usa metano per produrre energia elettrica per disposizione dello stato !
Non parliamo poi dei costi spaventosi e fallimentari per la costruzione delle centrali nucleari EPR, che , come nel caso di Olkiluoto che già doveva essere terminata da un pezzo e che invece per enormi problemi tecnici e sicurezza verrà terminata solo dopo il 2012, è già arrivata ad un costo di 5,3 miliardi di € a partire dai 3 miliardi preventivati all’inizio, e non è ancora finita.
Qualcuno dovrà pagare questi costi spropositati, anche se le tariffe elettriche francesi sono bloccate di imperio.
Infine l’introduzione e lo sviluppo del nucleare su scala mondiale in sostituzione dei combustibili fossili per produrre energia elettrica gioca poco o niente sulla riduzione della CO2 emessa. E’ stato calcolato che questa riduzione rispetto ai fossili è del tutto marginale ed arriva sì e no al 3 % del totale della CO2 scaricata su scala mondiale, valore che non gioca assolutamente nulla sul Global Warming e mutamenti climatici.
In conclusione non una delle dichiarazioni riportate in questo articolo è credibile e accettabile.
Vito Enzo Salatino