Polveri sottili a Napoli, assessore Nasti a rischio processo
Per convincere il pm della propria innocenza, ha sostenuto due interrogatori e ha citato come potenziali testimoni a suo favore Sementa, Scotti e Ganapini. Sono le mosse difensive dell’assessore comunale all’Ambiente Gennaro Nasti, dopo aver incassato un avviso di conclusione delle indagini con due capi di imputazione: emissione in atmosfera di sostanze inquinanti e omissione in atti d’ufficio. Più in particolare, all’assessore comunale si contestano gli sforamenti ripetuti di polveri sottili, nel biennio 2007-2008. Il bilancio ricostruito dal pm Milena Cortigiano è impietoso: nel 2007, gli sforamenti registrati dalle centraline sono stati settanta, vale a dire il doppio del consentito; nel 2008, invece, il trend è diventato addirittura allarmante: 127 superamenti, smog alle stelle. Più generica la seconda accusa di omissione: Nasti viene indagato «per aver rifiutato un atto del suo ufficio, che per ragioni di igiene e sanità doveva essere compiuto senza ritardo, così contribuendo a cagionare emissioni delle sostanze idonee a offendere, imbrattare e molestare le persone nei limiti consentiti dalla legge».
A ben vedere sono le stesse accuse che hanno recentemente colpito il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e che tengono in piedi la questione smog: a Napoli e a Milano, l’inquinamento diventa un banco di prova per la macchina amministrativa, tanto da spingere la Procura a ipotizzare rilievi penali a garanzia dell’aria pulita in città.
E così, dopo imprimo invito a comparire a carico dell’assessore verde di Palazzo San Giacomo, è stato il pool Ecologia guidato dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara a chiudere formalmente l’inchiesta. E dopo aver acquisito perizie, consulenze e verbali di interrogatorio, ora la Procura ha una doppia chance: chiedere il rinvio a giudizio di Nasti, o firmare la richiesta di archiviazione del procedimento. Sul tavolo del pool Ecologia c’è un concentrato di attività difensiva, condotta in questi mesi dal penalista napoletano Giovanni Siniscalchi: perizie tecniche, atti amministrativi, ritagli di gionale. Chiara la strategia di Nasti: dimostrare che il problema delle polveri sottili a Napoli non riguarda sempre e soltanto il traffico, né è riconducibile solo alle scelte di Palazzo San Giacomo. Una convinzione che ha spinto Nasti a citare come persone informate dei fatti il comandante dei vigili urbani Luigi Sementa, da due anni in prima linea contro ingorghi e violazioni del codice stradale in città; ma anche l’assessore alla Legalità del Comune Luigi Scotti e il titolare della giunta regionale all’Ambiente Walter Ganapini: Dopo aver ricevuto l’avviso di chiusa inchiesta, Nasti prova a difendersi anche con dati tecnici sulle tante facce dell’inquinamento in città: se il 35% delle polveri sottili rimanda al traffico veicolare, il resto – a leggere le memorie difensive – lo fanno condizionatori e riscaldamenti delle abitazioni civili, gli scarichi delle attività industriale-artigianale, le attività produttive sulle banchine portuali. Ce n’è anche per le centraline Arpac (l’azienda regionale finita due mesi fa al centro di un’inchiesta della Procura napoletana), ritenute non in linea con gli standard richiesti. Ma è sulla genericità delle accuse, che interviene il penalista Siniscalchi: «Possiamo dimostrare che l’assessore Nasti ha sempre adempiuto all’obbligo di attivarsi per ridurre le emissioni moleste. Tutte le ordinanze adottate dal mio assistito sono finalizzate proprio a limitare inquinamento e a difendere la salute pubblica. Non va peraltro sottaciuto che le centraline Arpac non sono in grado di caratterizzare le polveri sottili rinvenute, non riescono cioè a distinguere quelle derivanti da emissioni da traffico veicolare da quelle derivanti da combustibili, emissioni industriali o fonti naturali». (Leandro Del Gaudio, Il Mattino, tratto da Napoli onLine)
07 dic 2009 redazione 9online