Nella terra dei fuochi è avvelenato anche il lago Patria. Lo dicono i dati rilevati dal ministero dell’Ambiente che, tra oggi e domani, potrebbero portare a ordinanze sindacali di restrizione dell’uso dell’acqua per irrigare i campi coltivati e per l’abbeveraggio dei bufali. Il divieto di pesca c’è già dal 2004. Assieme alla diossina, è stata rilevata la presenza di metalli pesanti come cadmio, piombo, mercurio, legati allo smaltimento illegale di rifiuti di ogni tipo nella zona.

I sanitari dovranno effettuare delle ulteriori indagini per risalire alle origini dell’inquinamento, ma non è difficile attribuirlo all’affare della camorra, che da anni utilizza questo territorio come discarica a prezzi convenienti per le aziende del Nord. Le scorie di fonderia, ad esempio, vengono smaltite nei roghi di pneumatici. Un business doppiamente conveniente. Per i gommisti, affidarsi alle organizzazioni criminali - che si servono spesso dei rom per la raccolta al domicilio - costa meno della metà. Alle aziende fuorilegge, invece, costa fino a dieci volte in meno. I dati parlano chiaro: le ditte autorizzate ritirano i copertoni inutilizzabili per 19 centesimi al chilogrammo. In pratica, buttare una gomma costa in media 1 euro e cinquanta, Iva compresa.

«I costi bassi ne fanno una pratica interessante per i gommisti disonesti, mentre per i gruppi criminali il rogo non è che un’occasione per smaltire i rifiuti tossici delle aziende e occultarne allo stesso tempo la provenienza», denuncia Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente.

Il fenomeno, raccontato dagli ambientalisti per la prima volta nel 2004, oggi viene documentato dai cittadini sul sito di informazione www.laterradeifuochi.it

La carenza di controlli ha trasformato anche il lago Patria nella meta di autotrasportatori senza scrupoli. Qui si continua a pescare nonostante il divieto, scattato nel 2004 dopo la moria di pesci per asfissia. Oggi preoccupano i dati del ministero dell’Ambiente, trasmessi dall’Asl al Comune attraverso il commissariato per la bonifica delle acque. Nell’ufficio comunale all’ambiente, il dirigente Pierandrea Bentivoglio è pronto con la stesura di due ordinanze da sottoporre, tra oggi e domani, alla firma del sindaco Giovanni Pianese.

Si aspettano soltanto ulteriori dati richiesti al ministero dell’Ambiente per motivare i provvedimenti. «Allo stato non c’è allarme per la salute pubblica», dicono intanto dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl Napoli 2.

Ma l’allarme c’è. I dati non sorprendono. L’inquinamento della zona non è una novità tra scarichi fognari abusivi, l’uso di pesticidi fuorilegge, sversatoi illegali nelle ex cave di sabbia. Una pratica che, come per l’estrazione del tufo, ha sventrato il territorio per fornire materiali per il boom edilizio degli anni ‘80.

Anni di smaltimento incontrollato che per Legambiente ha vissuto tre fasi. La terra dei fuochi arriva dopo l’intombamento, con i rifiuti sotterrati nelle campagne, e il “giro di burla”, con gli sversamenti nelle discariche autorizzate grazie alla falsificazione dei documenti di viaggio.

(fonte: Tonia Limatola, Il Mattino, riportato da internapoli.it e segnalatoci dallo staff di chiaiaNOdiscarica)

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