I relitti al largo di Cetraro sono due. Il caso non è chiuso
Quattro giorni fa l’annuncio: il relitto in fondo al Tirreno è un piroscafo affondato nel corso della Prima guerra mondiale. Ieri i primi dubbi del Wwf. Oggi, le conferme: nei due filmati le coordinate non coincidono.
Quattro giorni. Tanto è durata “la tregua” sulla vicenda delle navi a perdere. Il caso di Cetraro veniva dichiarato chiuso il 29 ottobre dal ministero dell’Ambiente e dalla Direzione nazionale antimafia nel corso di una conferenza stampa congiunta durante la quale si annunciava che il relitto al largo delle coste della Calabria «non è la nave dei veleni ma è la nave passeggeri “Catania”, costruita a Palermo nel 1906 e silurata nel corso della Prima guerra mondiale, il 16 marzo 1917». Lunedì, il caso Cetraro veniva ufficialmente riaperto dal Wwf, che in una lettera al ministro Prestigiacomo e al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso esprimeva i dubbi circa i risultati ottenuti dalla Oceano Mare, la nave utilizzata per scandagliare il fondo del Mediterraneo. Chiedendo una «perizia pubblica comparata che possa fugare ogni dubbio e accertare appieno la verità sull’identità e il contenuto della nave affondata a Cetraro».
A far discutere sono le coordinate: 39° 28.50’ nord, 15°, 41’ e 57’’ est, quelle della presunta Cunsky; 39° 32’ nord e 15° e 42’ est, invece, quelli del “Catania”. La differenza non è da poco. Tradotta significa 6,5 chilometri. Più o meno la stessa distanza al quale era ricorso il procuratore Grasso. Nel corso della conferenza stampa di fine ottobre, aveva assicurato che «fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 chilometri sono da escludere tracce di contaminazione radioattiva». In una tavola rotonda al liceo scientifico Piria di Rosarno (Reggio Calabria), il magistrato Francesco Neri - che sin dal 1995 aveva avviato indagini sul traffico di rifiuti pericolosi - ha ricordato come non sia possibile effettuare accertamenti al di sotto dei 300 metri di profondità, resi possibili solo attraverso i satelliti della Nasa, gli unici in grado - secondo Neri di individuare con precisione i siti delle navi affondate e rivelarne anche il contenuto. Sulla vicenda, quindi, ci sono ancora pareri contrastanti e dubbi ancora irrisolti. Forse troppi.
«Se esistesse un manuale per insinuare dei dubbi su un’operazione come quella condotta dalla Oceano Mare, il ministero l’ha seguito alla lettera». Andrea Peiser è lo zoologo marino che coordina la commissione scientifica del comitato “Navi dei veleni” di cui fa parte anche il comune di Cetraro. Secondo Peiser, «quello che maggiormente colpisce è l’ostentata mancanza di trasparenza nelle operazioni della Oceano Mare. Perché, per esempio, il relitto nei giorni più caldi si è allontanato per tre volte a una distanza di circa 20 chilometri dal “punto nave” del relitto sotto esame? Ancora più incomprensibile - continua Peiser - è stato il messaggio radio partito dalla Oceano Mare verso i pescatori calabresi, ai quali è stato chiesto di “allontanarsi per la presenza di strumentazione pericolosa”».
Alla richiesta di informazioni sullo strano comportamento, i componenti dell’equipaggio avrebbero risposto - secondo quanto riferito dal coordinatore scientifico che il viaggio serviva per raggiungere un punto del mare “bianco”, ossia non radioattivo, per tarare la strumentazione. «Bastava allontanarsi anche solo di tre chilometri », spiega ancora Peiser, che torna, anche lui, sul presunto posizionamento delle navi e denuncia: «Le comparazioni delle coordinate del Rov della Oceano Mare non coincidono con il punto nave individuato dal relitto che ha operato per conto della Regione Calabria». L’ipotesi più plausibile, per Peiser, è che al largo delle coste di Cetraro «ci siano due relitti, uno pericoloso e l’altro no e che i dati forniti dalla Oceano Mare si riferiscano a quest’ultimo. Del resto - continua lo zoologo marino - non sarebbe un fatto strano. È notorio che in fondo a questo tratto del Mediterraneo ci sia di tutto, dalle navi “chiacchierate” ai pescherecci innocui fino ad arrivare agli aerei abbattuti durante la Seconda guerra mondiale».
C’è infine un ultimo elemento che Peiser cita ed è quello relativo alle tecniche di affondamento, «eseguite sempre nelle vicinanze di altri relitti, per confondere le acque». Ultima annotazione riguarda il piroscafo Catania, affondato almeno a 3,2 miglia di distanza dal punto dove la Oceano Mare ha effettuando le verifiche. Un punto più al largo di circa cinque chilometri, non qualche centinaio di metri. La lunghezza della nave - che secondo i dati dei costruttori era di 95,8 metri - non coincide con quella che il governo ha comunicato essere la lunghezza ufficiale del relitto, pari a 103 metri. I dati differenti del piroscafo Catania sono ben noti e riportati nel registro navale della World ship society e pubblicati dal sito specializzato Miramar ship index. Gli stessi identici dati sono pubblicati anche sul sito specializzato nella storia degli U-boat (www. uboat.net).
(Terra)
04 nov 2009 redazione 9online
Ottimo articolo. Voglio aggiungere una precisazione: le miglia a cui ci si riferisce non sono miglia stradali, ma marine. Tradotto significa 3,2 miglia marine=circa 7km.
Una notizia riportata sul quotidiano della Calabria, riferiva di un sistema di coordinate sessagesimale ed uno centesimale. Se si prende la calcolatrice e si tenta una qualsiasi conversione si vede che i risultati non combaciano mai e non di poco: ci sono almeno 3km di differenza.
E’ importante fare chiarezza e cercare anche in altre localita’, altrimenti si rischi di affrontare una faccenda cosi’ seria con la superficialita’ di un reality show. E’ vero che i pescatori di Cetraro stanno subendo un danno, ma mettere tutto a tacere in maniera forzosa non conviene neanche alle e soprattutto alle popolazioni locali. Chi li ha danneggiati (e non solo i calabresi) non sono coloro che indagano, ma coloro che insabbiano e depistano.