Per un’opera pubblica tanto attesa, come la piscina comunale, non poteva esserci area più accidentata di quella di San Martino (Terracina, ndr9). Utilizzata per anni come una discarica a cielo aperto, non è mai stata oggetto di alcuna bonifica. Gli scempi e l’indifferenza degli anni passati ora presentano il conto. Che potrebbe essere salato visto che le bonifiche sono costose e hanno i loro tempi (lunghi).
Nel sottosuolo dei terreni su cui l’amministrazione comunale intende realizzare la piscina comunale c’è finito di tutto e di più. Carcasse e batterie d’auto, materiale di risulta, frigoriferi, persino gli scarti della lavorazione del compost quando era ancora attivo l’impianto di Morelle. Ricostruire a ritroso la storia degli sventurati appezzamenti di San Martino è come tirarsi dietro la miccia di una «bomba» ecologica. L’emergenza è spuntata soltanto ora dopo che per anni, nonostante i sequestri, non si è mai pensato di mettere mano a una bonifica dei terreni. Ora però dal grado di inquinamento di quell’area dipende la prosecuzione dei lavori di una delle opere pubbliche più attese e «sforturnate» della città. Si attendono dunque con ansia gli esiti delle analisi effettuate dall’ARPA che dovranno dire quale tipo di rifiuti e in che misura ha «avvelenato» i sottosuoli di San Martino. Un’area isolata, lontana da occhi indiscreti, che fino a qualche anno fa è stata una vera e propria zona franca per chi intendeva smaltire abusivamente tonnellate e tonnellate rifiuti. Oggetti ingombranti e spesso non pericolosi per la salubrità dei terreni, ma anche materiale potenzialmente tossico come batterie d’auto, frigoriferi, come del resto documentano i numerosi interventi effettuati dalla Forestale che eseguì un primo sequestro agli inizi degli anni Novanta. Ma c’è di più. C’è il sospetto fondato, anche se nessuna indagine approfondita in merito non è stata mai fatta, che nelle cavità di quei terreni, tra gli anni Settanta e Ottanta, siano finiti anche gli scarti della lavorazione del compost lavorato nell’impianto di compostaggio di Morelle. Materiale altamente inquinante che potrebbe aver compromesso in modo irreparabile la salubrità del sottosuolo. Il cantiere della piscina comunale iniziato male potrebbe finire molto peggio. I tempi di realizzazione, già di gran lunga in ritardo, potrebbe allungarsi a dismisura. L’intervento di bonifica era già iniziato qualche mese fa grazie ad un finanziamento della Regione Lazio pari a 268.000 euro, ma si è scavato per un paio di metri di profondità, dopodiché l’ARPA è tornata a fare il sopralluogo per ulteriori analisi. I risultati di questi ultimi accertamenti dovrebbero essere noti entro la fine di questa settimana e contribuiranno a capire quale sia la reale portata della «bomba» ecologica che si nasconde in quei terreni dimenticati e diventati «preziosi» solo quando l’amministrazione comunale ha deciso di ampliare l’impianto della piscina. E pensare che soltanto un paio di anni prima il Comune, da quelle parti, aveva realizzato una vasca per depositare il materiale che si sarebbe dovuto estrarre dal canale dei pescatori. L’ennesimo scempio previsto a San Martino, questa volta ad opera direttamente dell’ente municipale, fermato fortunatamente dalla Forestale. (di Pierfederico Pernarella, tratto da: terracinasocialforum)

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