Una lettera al ministro dell’Ambiente e al procuratore Grasso: «Ci sono ancora incongruenze»

Qualcosa non torna nelle indagini sulla nave affondata a Cetraro, contenente, secondo i racconti di un pentito della ’ndrangheta, fusti pieni di rifiuti tossici. Il punto nave su cui ha operato la Mare Oceano”, l’imbarcazione spedita dal governo per analizzare il relitto, sarebbe a 6,5 chilometri di distanza dal punto in cui il relitto stesso fu individuato dalla Regione Calabria.

A denunciarlo è il WWF, che questa mattina ha spedito una lettera al Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e al procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, proprio per avvertire delle incongruenze. Secondo l’associazione le coordinate fornite dalla Regione sulla sospetta nave dei veleni erano 39 gradi 28.50 primi nord, 15 gradi 41.57 primi est, mentre quelle della nave Oceano, come risulta da dati tratti dall’Ufficio idrografico del Regno Unito, sono: 39 gradi, 32 primi nord, 15 gradi, 42 primi est. “L’unico modo per superare ogni equivoco è quello di approfondire nel modo più trasparente possibile le analisi dei relitti” ha scritto Stefano Peroni, presidente di Wwf Italia “Per questo chiediamo una perizia pubblica comparata, a cui possano assistere esperti nominati dalle associazioni ambientaliste, tra i due video girati dal ROV della nave Coopernaut Franca della società Nautilus cha ha agito su incarico della Regione Calabria e dell’Arpacal (Agenzia regionale protezione ambiente) e dal ROV della nave Mare Oceano della società Geolab incaricata dal Ministero dell’ambiente”.

Continua così l’ “Operazione Trasparenza” lanciata dall’associazione il primo ottobre in cui si chiedeva di informare tempestivamente e approfonditamente la società civile sulle novità delle indagini, proprio per evitare quelle che in passato sono state segnalate come reticenze di Stato sui traffici illeciti di rifiuti pericolo e radioattivi.
Nella lettera, inoltre, il WWF ha ribadito la sua proposta della nomina di un Commissario delegato alla individuazione, messa in sicurezza, e bonifica, laddove possibile, dei relitti delle “navi a perdere” (cioè quelle piene di materiali pericolose e fatte affondare dalla criminalità organizzata) e dei siti di discarica a terra, con adeguate risorse economiche e tecniche. (vita.it)

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