La procura distrettuale antimafia di Firenze ha assunto la conduzione delle indagini sulla nave carica di rifiuti tossici che, secondo il pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti, venne affondata anni fa nel tratto di mare fra La Spezia e Livorno. Ad occuparsi delle indagini è il sostituto Ettore Squillace Greco, che ha lavorato alla procura di Reggio Calabria ed è un esperto di ‘ndrangheta. E´ in programma una collaborazione con il Noe (Nucleo operativo ecologico) dei carabinieri di Grosseto e con la guardia costiera di Livorno, a cui il ministro dei trasporti Altero Matteoli ha chiesto di mettersi alla ricerca della nave affondata di cui ha parlato Fonti, salvo se - come si teme - non ve ne siano anche altre sui fondali fra Capraia, Elba e Corsica, in pieno santuario dei cetacei.
Francesco Fonti ha dichiarato che il boss di Melito Porto Salvo Natale Iamonte gli confidò di aver «sistemato» fra La Spezia e Livorno «un carico di scorie tossiche di un´industria farmaceutica del Nord». Da anni nelle reti dei pescatori restano impigliati fusti di oli esausti, alcuni ancora pieni, altri ormai vuoti dopo che il loro contenuto è andato ad avvelenare il mare. Anche nel luglio scorso una associazione ambientalista ha segnalato lo scarico sospetto di alcuni container al largo di Rosignano. La motovedetta Scialoja della capitaneria di porto di Livorno, attrezzata con radar, ecoscandagli e sonar, ha cominciato proprio da questa zona la ricerca dei veleni sui fondali. Partecipando ieri al Forum nazionale contro la mafia organizzato a Firenze dagli Studenti di Sinistra, Antonio Pergolizzi di Legambiente ha detto che in cinque anni sono state 637 le navi affondante nel Mediterraneo per smaltire rifiuti tossici. (Franca Selvatici, L’espresso)

LA MAPPA DELLE NAVI DEI VELENI (PARTE 1)

LA MAPPA DELLE NAVI DEI VELENI (PARTE 2)

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