Porto Marghera, “La pattumiera dei veleni d’Italia”
Un piano della Ste di Gavioli per stoccare a Marghera rifiuti da tutta Italia
No dei Verdi al progetto della Ste per stoccare a Marghera 100 mila tonnellate di rifiuti tossici provenienti da tutta Italia - con un viavai di migliaia di autocisterne - che finiranno nell’inceneritore Sg31 che la Regione sta acquistando da Syndial (Eni) attraverso Sifa. Ci risiamo, dopo le dure battaglie degli anni Ottanta e Novanata contro chi voleva fare di Porto Marghera «la pattumiera dei veleni di tutta Italia», i Verdi veneziani tornano sulle barricate denunciando all’intera città il progetto che prevede lo stoccaggio in 12 depositi già esistenti, più 5 da costruire, di 100 mila tonnellate di rifiuti tossici, solidi e liquidi in un territorio «densamente abitato e già duramente provato dal punto di vista ambientale e sanitario».
Ritorno al passato. L’ex assessore provinciale all’Ambiente, Ezio da Villa, il consigliere regionale Gianfranco Bettin e il consigliere comunale Beppe Caccia, hanno convocato ieri una conferenza stampa in municipio a Marghera per denunciare l’avvio «in sordina» della procedura di valutazione dell’impatto ambientale del progetto della Ste srl, una nota società specializzata in trattamenti e smaltimento di rifiuti pericolosi nella quale figurano, tra i proprietari, l’imprenditore Gianfranco Jeoroncich (già indagato a Chieti nel 2004 nell’ambito di un’inchiesta su traffico illecito di rifiuti) e Stefano Gavioli (già amministratore della Sirma messa in liquidazione), presidente della società un certo Salvatore Provenzano. Il progetto della Ste srl prevede non solo la realizzazione nell’area serbatoi ex PA2/4 - poco più di 4 ettari di proprietà dell’En e affittata di anno in anno da Ste - di un «impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi e speciali», ma anche l’utilizzo, per lo smaltimento dei rifiuti solidi nell’inceneritore Sg31, anche questo di proprietà dell’Eni e ora gestito dal consorzio Spm (per la gestione «servizi condominiali» del Petrolchimico) che sta vendendolo alla Sifa, la società della Regione che sta realizzando il depuratore di acque civili e industriali di Fusina (Pif) e il mega-tubo di scarico al mare lungo 12 chilometri che passa sotto la laguna.
La procedura di Via. Il 3 settembre scorso - ha raccontato ieri Da Villa - in municipio a Marghera c’è stata l‘assemblea di presentazione del progetto della Ste, prevista dalla procedura regionale di Via (Valutazione d’Impatto Ambientale, ndRed9), per dar modo a cittadini e associazioni di avanzare le loro osservazioni (entro 50 giorni) e ai consigli comunale e provinciale di esprimere il proprio parere e inoltrarlo alla Regione che entro 60 giorni deve decidere se dare o meno il Via definitivo.
Il famoso Sg31. «Pochi sapevano di quell’assemblea che, infatti, è andata quasi deserta», ha denunciato ieri Da Villa. Ma non poteva sfuggire né ad un ex assessore all’Ambiente competente e di grande esperienza amministrativa come Ezio Da Villa, né al consigliere regionale Gianfranco Bettin, entrambi in prima fila nei decenni scorsi proprio contro altri tentativi di far arrivare a Marghera, per poi bruciarli nell’Sg31, i rifiuti tossici di tutta Italia. Qualcuno di questi tentativi è riuscito, ha ammesso Bettin ricordando che all’Sg31 nei primi anni Novanta sono stati bruciati perfino i fanghi all’uranio della Jolly Rosso. Sempre l’Sg31 nel 1999 ha rischiato di essere chiuso - in seguito è stato al centro di un’inchiesta dell’allora pm, Luca Ramacci, per lo scarico in aria di diossine e altri inquinanti - e solo in quell’occasione è stato di un «camera di post-combustione» per abbattere l’emissione di diossine. «Siamo pronti alla battaglia su tutti i fronti - ha concluso Bettin -. I cittadini non accetteranno, neanche questa volta, di fare una discarica nazionale proprio nel waterfront lagunare che il governatore Galan dice di voler risanare e ripristinare». (Gianni Favarato, La Nuova di Venezia e Mestre)
01 ott 2009 redazione 9online