Archivio di ottobre, 2009

Eco-News

Ennesimo rogo di rifiuti, arrestati 16 rom

Sedici cittadini romeni, tutti incensurati, sono stati arrestati nel napoletano per sversamento e incendio di rifiuti pericolosi. La banda agiva nelle campagne ai confini tra Casoria ed Afragola, località molto spesso divenute ricettacolo di rifiuti di ogni genere a cui viene solitamente appiccato il fuoco per ottenere uno smaltimento rapido ed economico, in spregio a qualsiasi normativa a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Ieri sera i carabinieri hanno notato che, nei pressi di un campo nomadi, si sollevavano dense colonne di fumo che avevano creato una cortina acre e pungente. I militari sono intervenuti scoprendo che i grandi quantitativi di rifiuti di ogni genere, tra i quali molti pneumatici, era stati incendiati. I sedici cittadini romeni, tutti residenti nel campo nomadi di contrada Salice ad Afragola, sono stati sorpresi proprio mentre stavano appiccando il fuoco. L’indagine dei carabinieri ha consentito di accertare che in due siti a poca distanza dalla baracche del campo e, nei quali erano stati ammassati i rifiuti poi dati alle fiamme, erano presenti circa 30 persone che, alla vista dei militari, hanno tentato di fuggire venendo comunque bloccati. Leggi tutto »

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Comunicati stampa e segnalazioni, Eco-News

Dissesto idrogeologico: catastrofe di Messina

Segnalataci dallo staff di ChiaiaNoDiscarica, pubblichiamo il link che rimanda alla nota scientifica a cura dei Prof.ri Franco Ortolani e Angelo Spizuoco dal titolo:

Alluvione del messinese del 1 Ottobre 2009. Colata fangoso-detritica del torrente Racinazzo che ha devastato Scaletta Zanclea Marina

Alle ore 19,45 del 1 ottobre scorso, una enorme colata di fango e detriti ha investito l’abitato dell’area messinese, provocando numerose vittime e danni. Quali sono state le cause? Si poteva evitare? Come intervenire per mettere in sicurezza l’area e i cittadini? Leggi tutto »

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Comunicati stampa e segnalazioni

Pulizia del fiume Volturno, volontari all’opera

La seconda iniziativa di Operazione Fiumi in Campania ha avuto per protagonisti i volontari del Cigno Verde, quelli della Protezione Civile e delle Guardie Ambientali di Castel Volturno e il fiume Volturno. Oggi, infatti, è stata una grande giornata di volontariato attivo per la pulizia della foce del Volturno e gli attivisti delle tre associazioni hanno partecipato attivamente e con entusiasmo. L’iniziativa è stata realizzata questa mattina dall’equipaggio di Operazione Fiumi - la campagna di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata alla prevenzione del rischio idrogeologico - in collaborazione con il Comune di Castel Volturno.
I volontari si sono impegnati in un’opera di pulizia e monitoraggio dell’estuario del fiume, area che ricade nella Riserva naturale foce Volturno-Costa di Licola-Lago di Falciano, e che è anche Area Ramsar e Natura 2000. Sono stati rimossi dagli argini e anche dal fiume decine di sacchi di rifiuti ordinari, plastica, bottiglie di vetro, indumenti, cartacce, barattoli, lattine, ferro e reti. L’iniziativa è stata l’occasione non solo per svolgere una concreta azione di manutenzione ordinaria del corso d’acqua, elemento irrinunciabile nella prevenzione del rischio idrogeologico, ma anche un momento per riappropriarsi come cittadini di un’area fluviale che rappresenta un importante corridoio biologico. Leggi tutto »

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Eco-News

Cunski, caso chiuso. O no?

L’impressione che si è avuta dalla conferenza stampa di ieri indetta dal ministro dell’ambiente è che il ministro Stefania Prestigiacomo si volesse prendere una qualche rivincita rispetto alla “fastidiosa” campagna sulle navi dei veleni ripartita dopo le (nuove ed ultime) rivelazioni del pentito di “‘Ndrangeta. Il rischio è che ora con il mancato ritrovamento del relitto della Cunsky (che pure da qualche parte sarà finita con il suo carico di veleni) spariscono dall’orizzonte informativo e politico dati certi, come l’inquinamento radioattivo di un pezzo di costa calabrese, i rifiuti e i bidoni contenenti materiali irritanti e velenosi pescati con le reti e rigettati in mare, le intercettazioni telefoniche che confermano il traffico di rifiuti pericolosissimi e l’affondamento di intere navi e di interi carichi, le stesse dichiarazioni di rappresentanti dell’attuale e dei passati governi, gli atti ufficiali delle commissioni antimafia e sui rifiuti… «Il caso Cetraro è chiuso - ha detto la Prestigiacomo - Il relitto a largo delle coste della Calabria non è la nave dei veleni ma è la nave passeggeri “Catania”, costruita a Palermo nel 1906 e silurata nel corso della Prima guerra mondiale il 16 marzo 1917» nella conferenza stampa di ieri pomeriggio, anticipata di un giorno «per rassicurare la popolazione calabrese e tutta l’opinione pubblica» ed alla quale ha partecipato anche il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso.
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Eco-News

Calabria, Campania e le regioni delle emergenze. Perchè?

Da anni la Campania è sottoposta al potere di un commissario straordinario per l’emergenza rifiuti di nomina governativa; una figura introdotta più o meno nello stesso lasso di anni anche in Calabria, Sicilia, Puglia e ultimamente in Lazio, per far fronte al problema dei rifiuti solidi urbani. A quindici anni dalla sua istituzione è ormai chiaro che questa figura non è stata la soluzione ma il problema. I commissari che si sono succeduti nel tempo non hanno fatto altro che ostacolare l’unica soluzione del problema dei rifiuti urbani, che è la raccolta differenziata domiciliare. Basta pensare che in meno di un anno e mezzo la città di Salerno, sottrattasi ai diktat del commissario, è riuscita a portare la raccolta differenziata da pochi punti percentuali al 72 per cento, piazzandosi al primo posto tra i comuni ricicloni e sfatando definitivamente la calunnia razzista secondo cui il disastro della Campania sarebbe colpa delle cattive abitudini delle sua popolazioni.
Ma il guasto maggiore indotto dal commissariamento è stato focalizzare l’attenzione del pubblico, a livello locale, nazionale e planetario, sul problema dei rifiuti urbani, che è il minore dei mali. Tutto quel clamore è servito solo a coprire il vero disastro campano - e di tutte le altre regioni commissariate - che sono i milioni di tonnellate di rifiuti tossici, di origine industriale e ospedaliera, o addirittura nucleare, che sono stati sversati nelle campagne di queste regioni durante tutto il periodo del loro commissariamento, e che continuano a venir sversati tutt’oggi, di notte e di giorno, spesso sotto gli occhi dell’esercito che presidia tutti gli impianti di trattamento e smaltimento della Campania: non per difendere il territorio dai soprusi della camorra, ma per difendere gli impianti dalla popolazione che vorrebbe vederli chiusi o funzionare nel rispetto dei più elementari principi di tutela della salute.
Questo è il vero disastro dei rifiuti in tutte o quasi le regioni del Mezzogiorno; un disastro contro il quale commissari e sottosegretari non hanno mosso un dito, limitandosi, come nel caso della Campania, a sperperare in una gestione demente e criminale dei rifiuti urbani i fondi a suo tempo stanziati per le bonifiche di un territorio devastato dai rifiuti industriali. Il problema è che per porre mano a queste bonifiche sono necessari stanziamenti dell’ordine di decine e decine di miliardi di euro. Un programma da far impallidire i fondi destinati alle “Grandi opere”, inutili e dannose, messe in cantiere o promesse dai governi che si sono succeduti nel tempo. Leggi tutto »

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Eco-News

Traffico di rifiuti chimici. E’ Cosa Nostra

Quando andò a sedere per la prima volta davanti ai pm e carabinieri che lo interrogavano, Pietro Scavuzzo, fino ad allora quasi sconosciuto “picciotto” della mafia trapanese, cominciò per giorni e giorni a raccontare della mafia della Sicilia Occidentale, fece i nomi di uomini e indicò affari.
Erano i primi anni ’90, Scavuzzo fece il nome del nuovo «padrino» di Trapani, l’«erede» di Totò Minore, quel Vincenzo Virga che nel marzo del 1994 riuscì a sfuggire via al blitz dei carabinieri, nelle carte giudiziarie si racconta grazie alla soffiata, si dice passata da un «giornalista». Vincenzo Virga era un pensionato, l’Inps gli erogava poco meno di 1 milione e mezzo al mese, quando gli fu setacciato il patrimonio lo trovarono ricco possidente, un portafoglio di 7 miliardi di vecchie lire. Soldi fatti con le imprese e gli appalti. Le confessioni di Scavuzzo condussero all’operazione «Petrov» e poi al processo. Descrisse l’organizzazione, accennò alle affiliazioni «riservate», raccontò degli interessi della mafia, come l’investimento ultramiliardario, mille miliardi, che i boss palermitani assieme a quelli di Mazara volevano fare sull’isola di Manuel, a Malta, e per il quale avevano addirittura raggiunto contatti politici importanti. Ma Scavuzzo parlò anche di altro, di traffico di reflui radioattivi e chimici. Anni dopo un «faccendiere» a disposizione dei servizi segreti, Francesco Elmo, disse le stesse cose. Indicò la zona di Trapani dove quei carichi erano finiti, tra Mazara e Marsala, in cave in disuso. Verbali che non ebbero tanta fortuna, finiti archiviati, perchè Elmo al momento dei sopralluoghi non ruscì ad essere preciso, ma adesso con le indagini che hanno preso vigore in Calabria a proposito delle navi «imbottite» di rifiuti tossici e fatte apposta fondare nei nostri mari, non è detto che delle vicende trapanesi non se ne debba sentire parlare nuovamente.  Leggi tutto »

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Fabbriche all’amianto, processo a Crotone

Otto dirigenti della Montecatini Edison della città calabrese sono stati incriminati dalla Procura per omicidio colposo di 7 operai, con l’aggravante della colpa cosciente

Sono morti di tumore non solo gli operai che lavoravano in fabbrica, ma anche le mogli che lavavano le loro tute blu, intrise di polveri d’amianto. Ora, il Procuratore della Repubblica di Crotone, Raffaele Mazzotta, sta cercando di far processare otto dirigenti della Montecatini Edison - produttrice di fertilizzanti - con l’accusa di “omicidio colposo plurimo con l’aggravante della colpa cosciente”, oltre che per “disastro colposo”, nei confronti di sette dipendenti deceduti per tumore, per i quali è stata accertato il nesso fra il cancro, che ha provocato la morte, e le condizioni di lavoro. Un nesso - ha detto il magistrato - che potrebbe essere trovato anche per un numero ancora indeterminato di vittime.

La ricerca non sarà semplice, perché manca un “registro tumori” della Regione Calabria. Ed è questa la ragione che ha indotto il sostituto Procuratore di convocare questa mattina una conferenza stampa “nella speranza - ha detto - che chiunque abbia un parente operaio della fabbrica morto di “mesotelioma” - una neoplasia che colpisce la pleura, il peritoneo, il pericardio, la cavità vaginale e i testicoli (n.d.r.)- mi porti la sua cartella clinica. Solo così - ha aggiunto il magistrato - potremo sapere il reale numero dei decessi. Nella fabbrica lavoravano centinaia di operai, ma se non sono le famiglie delle vittime a venire in Procura sarà improbabile individuare tutte le vittime”. Leggi tutto »

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Francesco Fonti vuole protezione dallo Stato

L’interrogatorio del pentito Francesco Fonti, alla Direzione nazionale antimafia, nell’ambito dell’inchiesta sulle navi dei veleni è durato 2 ore e mezzo. I due procuratori di Reggio Calabria e Catanzaro, Giuseppe Pignatone e Giuseppe Borrelli non hanno però voluto rilasciare dichiarazioni sul contenuto delle dichiarazioni del Fonti in particolare sulla nave ritrovata a largo delle coste calabresi di Cetraro . Come noto, Fonti aveva più volte parlato di navi affondate dalle cosche malavitose nei mari italiani contenenti fusti con rifiuti tossici. In particolare Fonti aveva sostenuto di essere stato lui stesso a far affondare nel 1991 una nave contenente un carico di 120 fusti con materiale radioattivo. Il pentito aveva detto che la nave affondata nel ‘91 era la Cunski ma a seguito delle rivelazioni fatte sulla nave che sembrerebbe non essere la Cunski oggi i procuratori hanno ascoltato Fonti anche per una descrizione morfologica delle tre navi che lui dice di aver affondato, in particolare, a largo delle coste calabresi. Leggi tutto »

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Crisi e rifiuti, uno studio denuncia: “A rischio sistemi raccolta e recupero”

Se non saranno messi in atto rapidi e concreti interventi correttivi, gli effetti dell’attuale crisi economica rischiano di far inceppare il ciclo di raccolta e recupero rifiuti’. L’allarme emerge dallo studio annuale ‘L’Italia del Recupero’, giunta alla decima edizione, che sara’ presentato domani a Rimini nel corso della Fiera Ecomondo da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti). L’attuale congiuntura economica, spiega l’analisi, ha provocato un crollo nelle quotazioni delle materie prime, causando pesanti ricadute anche sui mercati dei materiali riciclati. Nonostante la costante crescita degli ultimi anni, l’industria del recupero rischia di entrare in una fase di stallo a causa all’insufficienza dei mercati di sbocco e a strozzature prolungate della domanda di materiali: a cascata, la raccolta differenziata rischia di rimanere ‘parcheggiata’ sui piazzali degli impianti o, paradossalmente, di non trovare sbocco, compromettendo anche lo sviluppo delle raccolte differenziate, in particolare nel Sud del Paese. (AGI)

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Bellolampo satura, ancora emergenza rifiuti a Palermo

I compattatori non possono scaricare: mezza città seppellita dall´immondizia

La discarica di Bellolampo rischia di chiudere perché satura e in città torna subito lo spettro dell’emergenza rifiuti. Se entro pochi giorni non sarà consegnato il primo stralcio dei lavori per la quinta vasca, l’unica discarica della provincia di Palermo rischia di chiudere i battenti.

Già da martedì si registrano «serie difficoltà» nelle manovre di scarico dei mezzi, con il risultato che in alcuni quartieri la raccolta è saltata e ieri mattina i cassonetti erano stracolmi. La situazione è migliorata ieri sera, ma il rischio stop per il sito rimane e adesso e corsa contro il tempo per evitare l’impraticabilità della discarica.
Di certo c’è la quarta vasca, ampliata nel luglio scorso, è ormai piena e il primo stralcio della quinta non è stato ancora consegnato all’Amia. Martedì sera i mezzi che avevano raccolto la spazzatura a Palermo hanno avuto diverse difficoltà nel trovare degli spazi dove scaricare, e subito si sono create lunghe code all’ingresso di Bellolampo e i turni di raccolta sono andati quindi in tilt. Leggi tutto »

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