Calabria, scoperta nuova “nave dei veleni”
Non era leggenda: trovato il mercantile affondato in cui i Casalesi stoccavano i rifiuti radioattivi. Il Cunsky è stato rinvenuto sui fondali del Mar Tirreno al largo di Cetraro, nel Cosentino. Nel 1992 scomparve mentre trasportava 120 pericolosissimi fusti in Libano
“Si tratta di un grosso successo per tutti, perché si comincia a squarciare un velo“. Lo ha detto Bruno Giordano, procuratore della Repubblica di Paola, commentando la notizia del ritrovamento della nave mercantile sul fondale al largo di Cetraro, sul Tirreno cosentino. Il relitto della nave individuato ieri sul fondo marino al largo delle coste di Cetraro presenta un profondo squarcio sulla prua dal quale sono visibili alcuni fusti schiacciati. Il relitto, lungo circa 120 metri, e’ adagiato su un fianco. Potrebbe trattarsi del Cunsky, mercantile diretto in Libano con 120 fusti di rifiuti radioattivi scomparso nel ‘92 e che si sospetta sia stato utilizzato dal clan dei Casalesi per ’smaltire’ senza costi e sicurezza rifiuti pericolosi. A individuare il relitto, dopo che i sonar avevano segnalato una massa nella zona, e’ stato un rov, uno speciale robot che trasmette immagini in superficie. Al momento non e’ stato ancora possibile stabilire se sulla fiancata vi sia scritto il nome dell’imbarcazione. Per questo l’esplorazione subacquea del rov sta procedendo anche in queste ore. Dell’esistenza di navi che trasportavano rifiuti pericolosi, affondate nei mari calabresi, aveva parlato un pentito di `ndrangheta calabrese, che si era occupato proprio dell`affondamento, tramite dinamite, del mercantile. Lo squarcio rilevato a prua e’ compatibile con il racconto fatto dal collaboratore di giustizia ai magistrati della Procura di Paola. L’uomo, infatti, aveva parlato di una nave carica di rifiuti tossici fatta affondare facendo esplodere una carica a prua. La Marina militare, contattata dalla Procura di Paola già nelle scorse settimane, tra l’altro, aveva escluso che in quella zona siano affondate navi per eventi bellici o fenomeni naturali. Il collaboratore aveva sostenuto che sulla nave, da lui indicata con il nome di Cunski, erano stivati 120 fusti contenenti scorie radioattive. Al momento, la Procura di Paola non dispone ancora di elementi certi che possano dire se il relitto appartenga alla Cunski ed e’ per questo che le riprese proseguono per verificare se sia possibile individuare il nome. Intanto e’ da escludere, almeno per il momento, la possibilità che possa essere recuperato almeno un fusto per sottoporlo ad esami. Il robot impiegato, infatti, può solo fare filmati.”Voglio dire - ha aggiunto il procuratore - che il merito e’ della Regione Calabria e dell’assessore all’Ambiente, Silvio Greco, che ha creduto in questa ricerca e ci ha supportato in ogni modo“. (casertace.it)
LA CONTA DELLE VITTIME DELLA CHERNOBYL CALABRESE
APPROFONDIMENTO: LE ROTTE DEI VELENI, LA JOLLY ROSSO E LE NAVI DELLA MORTE
14 set 2009 redazione 9online
Sulla cosiddetta “nave dei veleni” rinvenuta al largo della Calabria, il commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, ha inviato una lettera con una richiesta di informazioni al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, lo scorso 21 settembre e “non ha ancora avuto risposta”. In occasione del prossimo Consiglio a Lussemburgo “le chiederà lo stato delle cose, la natura del carico e come intendono muoversi”. Lo ha riferito lo stesso Silvio Greco, che ha avuto un incontro a Bruxelles con il commissario europeo.
Questo il sintetico e laconico comunicato del Ministero dell’Ambiente a 4 giorni dalla ricezione della lettera del commissario Dimas:
“Il Ministero dell’Ambiente ha avviato contatti con aziende dotate di tecnologie adeguate al fine di disporre un intervento sui fondali a largo della Calabria dove è stato individuato il relitto che si teme possa contenere rifiuti tossici. La disponibilità a collaborare con il Ministero in questa delicata operazione è stata manifestata anche dal NURC, il centro ricerche marine della NATO che da tempo collabora con l’Ispra per la individuazione di residuati bellici.
Queste attività si inquadrano anche nel rapporto avviato con la magistratura competente per collaborare agli accertamenti in corso e, successivamente, per intervenire su eventuali esigenze di protezione ambientale. Interventi che sono stati già predisposti per il sito contaminato a terra per la caratterizzazione e la bonifica del quale la direzione competente del Ministero ha stipulato una convenzione con l’Ispra, che opererà di concerto con le istituzioni locali. Sul sito intanto sono state già avviate le attività concordate. La collaborazione con la magistratura sarà adesso rinnovata alla luce del trasferimento dell’indagine dalla Procura della repubblica di Paola alla Direzione Distrettuale Antimafia della Calabria con la quale sono stati già avviati contatti per implementare la collaborazione operativa.
Relativamente a quanto pubblicato oggi dal quotidiano “La Repubblica” a pag. 46, laddove si afferma che “L’inizio della storia sulle navi dei veleni è in Italia, sulla sponda lombarda del Lago maggiore dove ha sede l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca Ambientale, che lavora ai progetti dell’Euratom”. Il riferimento all’Istituto, vigilato dal Ministero dell’Ambiente, è palesemente errato. Nel comune di Ispra (Va), che si trova sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, ha sede un centro Euratom. Ma l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.), non c’entra niente.
Per quanto riguarda infine la richiesta di incontro da parte del sindaco di Cetraro Giuseppe Aieta con il ministro, come già accennato in un comunicato stampa del 15 settembre scorso, si ribadisce che il primo cittadino del comune calabrese sarà invitato nei prossimi giorni al Ministero per affrontare le tematiche legate alla situazione del suo territorio.”
Roma, 25 settembre 2009
A tutt’oggi il sindaco di Cetraro, nonchè tutti i calabresi informati della vicenda , aspettano soluzioni dal governo sulla questione navi dei veleni verificate nei nostri mari, compresi i relitti delle altre navi di cui si ignora ancora il luogo dell’affondamento.
Calabria: la nave dei veleni e il resto.
Per Domenico.
Conviene ringraziarti per aver pubblicato la risposta del ministro Prestigiacomo alla Unione Europea sulla questione della nave con rifiuti radioattivi e tossici affondata la largo di Cetraro, un grazie dovuto perchè il testo scritto dal ministro è chiarificatore, e cioè racconta la tipica “aria fritta” che viene distribuita in queste circostanze da un ministero che non conosce nulla di questo fatto delinquenziale gravissimo della ndrangheta, che non sa niente del problema, non sa che pesci pigliare e cosa fare, non ha alcuna competenza tecnico-scientifica in merito per chiarire i termini del problema, non ha mezzi, strumenti, informazioni, dati e nemmeno tecnici adeguati non solo per cominciare ad affrontare il caso, ma neanche per cominciare a capire che cosa può essere successo.
Però devo anche dirti che la tua conclusione finale che i calabresi aspettano soluzioni dal governo sulla nave affondata a Cetraro e il resto è una pia illusione, per le ragioni che ho esposto sopra. Se un ministero manca delle conoscenze e competenze tecniche necessarie, come può uscir fuori una soluzione saggia e intelligente ? Non è possibile !
Non esiste in effetti un ente o agenzia o organo o struttura pubblica preposta ad affrontare e risolvere problemi ambientali che compromettono la salute dei cittadini (come, per esempio e per intenderci, un ospedale o una struttura sanitaria attrezzata per curare gli ammalati, così un’agenzia e una struttura preposta a proteggere e curare l’ambiente con tutti i suoi enormi problemi). Non è quindi Prestigiacomo o chi per essa al suo ministero che può risolvere questo problema e, per conseguenza, quando parla e scrive in merito, sapendo che non può nulla, tenta di recitare una parte e di salvare capra e cavoli, distribuendo per conseguenza “aria fritta”, perchè il ministero dell’Ambiente è solo una struttura burocratica addetta a rilasciare, o no, permessi, seguendo e rispondendo alla politica del governo, semplicemente perchè questo ministero dipende dal governo e non deve rispondere necessariamente alla protezione dell’ambiente. Analogamente non risponde nè all’Europa, nè al sindaco, nè ai cittadini; è una pura funzione e finzione burocratica.
In mancanza quindi di un organo operativo tecnico-scientifico autonomo e indipendente preposto all’ Ambiente ed a risolvere il problema di Cetraro, ci si può solo attendere interventi o della Protezione Civile, se non ci fosse Bertolaso indagato dalla magistratura per reati ambientali, o della Magistratura stessa che studia, analizza, decide e dispone per imperio il da farsi per arrivare ad una soluzione.
Se non condividi quello che ho detto, rispondimi in merito, così posso imparare qualche cosa d’altro.
Saluti
Salatino