Archivio di settembre, 2009

Comunicati stampa e segnalazioni

Walking Tour “La Bellezza Rifiutata”

Vi segnaliamo questa interessante iniziativa:

l’Associazione culturale no-profit “Il Vagabondo” promuove, insieme all’ Ass. Free Bacoli, al Coordinamento Civico Flegreo e al Presidio di Chiaiano, dei percorsi guidati per raccontare in modo diverso la contraddittoria bellezza dei territori mai valorizzati o evidenziata solo a causa dello scandalo rifiuti.

  • 1° Appuntamento: Domenica 4 Ottobre nella Villa di Bacoli alle ore 9:00

Tappe :

- Piscina Mirabilis, cisterna costruita in epoca augustea per l’approvvigionamento d’acqua della flotta imperiale

- Chiesa parrocchiale di Sant’ Anna

- Passeggiata intorno ad un cratere millenario ed in conclusione “Tomba di Agrippina”

Sono previsti incontri con L’Associazione Free Bacoli e con il Coordinamento Civico Flegreo.

  • 2° Appuntamento: Domenica 11 Ottobre a Chiaiano - Programma in fase di definizione.

Passeggiata lungo i sentieri della selva di Chiaiano, ultimo polmone verde della città di Napoli. Leggi tutto »

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Giugliano: dove sono i fondi per bonificare Taverna del Re?

Convocato il primo consiglio comunale post-vacanze. [...]. Sicuramente la questione più importante è quella del parco fotovoltaico. Il progetto della costruzione dell’impianto di produzione di energia alternativa al posto delle ecoballe di Taverna del Re vede contrapposti in un lungo braccio di ferro da una parte l’amminisitrazione comunale guidata da Giovanni Pianese e dall’altra il commissariato di governo (guarda il servizio del Tg9, ndr9). La promessa di finanziamenti era stata sottoscritta con la firma del protocollo del 27 giugno 2008 con cui si conveniva, tra le altre cose, alla realizzazione di un parco fotovoltaico sulle aree bonificate del sito di stoccaggio per balle denominato Taverna del Re.
Le balle continuano a restare lì e l’impianto fotovoltaico resta ancora un sogno lontano. Per questo il sindaco ha sollecitato attraverso una lettera l’assessore regionale al Turismo ed alle attività Produttive Riccardo Marone affinché vengano rispettati gli impegni sottoscritti. La Regione col decreto dirigenziale numero 78 del 26 aprile scorso ha autorizzato la ditta Coser srl all’installazione e l’esercizio di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, da ubicare in località Masseria Monsignore, nel territorio del comune di Giugliano. I finanziamenti non sono però mai arrivati né si conosce a che punto sia l’iter burocratico per ottenerli.  Leggi tutto »

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Quei fusti griffati sulla nave dei veleni (parte1)

Ci sono i marchi di 140 aziende, italiane e non solo, sugli 11.000 bidoni tossici trasportati dalla Zanoobia e smaltiti chissà dove. Dalla Montedison alla Monsanto, passando per Pirelli e la famigerata Acna di Cengio. Ecco la mappa del neocolonialismo dei rifiuti pericolosi

È buia la stiva della motonave da cargo Zanoobia, ottantuno metri di lunghezza e la bandiera siriana sul pennone. Una oscurità che diventa improvvisamente pesante, insopportabile, quando i portuali entrano per verificare il carico. Il respiro viene a mancare, e la poca luce che scende in coperta appena illumina le pareti rigate dai liquidi fuoriusciti dai bidoni di ferro, accatastati su tre livelli, legati con corde. Migliaia di fusti, più di duemila tonnellate di scorie velenose, mortali, che hanno girato il mondo per un anno e mezzo. Approdate alla fine - il sette maggio del 1988 - a Genova, in quell’Italia che li aveva spediti per farli sparire verso le mete del neocolonialismo dei rifiuti pericolosi. Zanoobia è uno dei tanti nomi scritti nelle storie delle decine di navi dei veleni che hanno trasportato, grazie ad una rete criminale di mediatori, faccendieri e trafficanti, le scorie del nostro sistema industriale. Un viaggio tortuoso e silenzioso, partito da Massa Carrara un anno e mezzo prima, per approdare di nuovo in Italia dopo aver attraversato il canale di Suez, tre continenti, un oceano ed infine il Mediterraneo. Su quei fusti riportati in Italia della Zanoobia è disegnata una mappa agghiacciante. Nomi noti, marchi che valgono miliardi, produttori della nostra chimica quotidiana.  Non fabbriche semi clandestine del casertano o laboratori, ma il gotha dell’industria europea. Ogni fusto ha un’etichetta, un nome di un produttore.  Leggi tutto »

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“Terra”: a Napoli l’emergenza è tornata

Pneumatici bruciati, di auto e di tir, lavatrici, scorie di varia foggia colore e puzza. Sono sullo svincolo di via Giliberti in via Galileo Ferraris, zona Napoli est, a pochi chilometri dalla stazione centrale e dal Centro direzionale, l’avveniristico quartiere degli affari che avrebbe dovuto simboleggiare, negli anni 90, la rinascita di una città, Napoli, schizofrenicamente oscillante tra brevi e illusori rinascimenti e lunghi e bui medioevi. È la dolorosa cartolina che Terra ha voluto descrivere per i suoi lettori. Il viaggio parte dall’inizio dell’Asse Mediano -grande bretella fra Napoli e i comuni dell’area nord e flegrea – a metà fra le zone della Toscanella e di Chiaiano, da una parte, e Scampia, dall’altra. La superstrada si arrampica fra grigi palazzoni e brandelli di campi, che ci raccontano di quando Chiaiano era nota solo per una pregiata produzione di ciliegie. Un’intera piazzola dell’Asse Mediano, davanti a Scampia, è occupata da rifiuti. Sotto, prima dei palazzoni dell’edilizia 167 (il numero della legge sull’edilizia popolare) che si stagliano all’orizzonte, alcuni campi, percorsi da strade rustiche, anch’esse cosparse di immondizia, per le quali si aggirano rumeni o sinti intenti a pizzicare qualcosa da riciclare. E, nel caso specifico, a invitare in malo modo i cronisti ad allontanarsi immediatamente da quel luogo dimenticato da tutti, come è capitato a chi scrive. Percorrendo la superstrada si sbucai in un altro luogo, oramai noto in questa geografia dell’anima che alla sirena Partenope ha sostituito boss e monnezza, sangue e cemento: Acerra. Nei pressi del centro commerciale Le porte di Napoli, altra immondizia lungo la strada, fra campi e periferie, ritaglia una maleodorante intimità per le prostitute che qui si appartano con i loro clienti: questi maschi solitari, poco avvezzi alle ville delle escort e ignairi della comodità del “lettone di Putin”, si devono accontentare di prive di carpak. Il tour prosegue verso il capoluogo: Napoli est, dove qualche urbanista sogna la città del futuro. Leggi tutto »

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Cdr Tufino, una storia tormentata

Una storia tormentata quella dell’ex cdr (combustibile da rifiuti) di Tufino, oggi stir (stabilimento di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti). Costruito ed inaugurato tra le mille proteste dei cittadini dell’area nolana e della limitrofa provincia di Avellino, l’impianto sorge in un’area considerata già devastata dalle associazioni ambientaliste che si sono battute affinché non fosse costruito. Su quella stessa porzione di territorio (lungo la salita per Visciano) ci sono infatti due discariche (Paenzano 1 e Paenzano 2, delle quali si chiedeva perlomeno la bonifica) ed una cava. Leggi tutto »

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Legambiente: emergenza risolta? ma mi faccia il piacere…

«L’ emergenza rifiuti è finita e la scommessa è vinta, la città è pulita. Le strade sono sgombre dalla spazzatura, l’ arretrato è smaltito. Riecco Napoli, finalmente : bella e possibile. E soprattutto pulita». Le parole pronunciate il 18 luglio del 2008 dal premier Silvio Berlusconi che annunciava la fine dell’incubo della crisi dei rifiuti a Napoli hanno avuto vita breve.
A distanza di poco più di un anno e a pochi mesi dalla fine del commissariamento ( a novembre smobiliteranno gli uffici civili e a fine anno anche i militari) a Napoli si preannuncia di nuovo un autunno caldo. A partire dai problemi contingenti innescati dalle proteste dei circa 2000 lavoratori che rischiano il posto e che hanno incrociato le braccia mandando in tilt di nuovo la città partenopea. Che si è fatto in questo anno? Lo abbiamo chiesto a Michele Buonuomo, presidente della Legambiente Campania

«Sono state aperte le discariche già individuate e si è fatto partire l’inceneritore di Acerra, ma di tutto quello che sta in mezzo per poter avviare un ciclo integrato non c’è traccia. Il risultato è che al di là dei problemi contingenti di questi giorni che a seguito delle proteste dei lavoratori che rischiano il posto hanno causato ritardi nelle raccolte dei rifiuti per strada, si prospetta una situazione di nuova crisi emergenziale all’inizio dell’anno prossimo. E dato che a marzo ci saranno le elezioni amministrative si presenta come il cacio sui maccheroni».  Leggi tutto »

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Processo Rompiballe, verso nuova spaccatura in Procura?

Rifiuti. Le conclusioni del procuratore Lepore rischiano di riaprire la crisi con i 2 pm. Se Noviello e Sirleo non condividessero quanto deciso dal loro capo potrebbero lasciare il processo “Rompiballe”. Il Guardasigilli presenta il libro di Laudati

Il provvedimento del procuratore Giandomenico Lepore e del pm Maurizio De Marco sulle posizioni dei tre ex commissari all´emergenza rifiuti Guido Bertolaso, Corrado Catenacci e Alessandro Pansa dice sostanzialmente due cose: secondo la Procura, in quegli anni si è verificata una gestione dei rifiuti «in violazione significativa delle autorizzazioni», così come era stato ipotizzato sin dal primo momento dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. Ma a giudizio del procuratore - e del sostituto che lo affianca dopo lo strappo del 14 luglio 2008 - la condotta dei tre prefetti rientra nella fattispecie meno grave, che esclude il dolo e configura una ben più lieve responsabilità a titolo di colpa.

Quasi un “peccato veniale”, se confrontato ai ben più severi capi d´imputazione contestati non solo al governatore Antonio Bassolino, sotto processo nel primo capitolo, ma anche agli imputati del procedimento Rompiballe dal quale i tre prefetti erano stati stralciati con la decisione non condivisa dai pm Noviello e Sirleo. Resta ora da capire quali saranno gli effetti sui rapporti interni all´ufficio inquirente, mai realmente ricomposti dopo lo scontro iniziato il 24 luglio 2008, proseguito attraverso l´istruttoria davanti a consiglio giudiziario e Csm e passato attraverso due assemblee in Procura. Noviello e Sirleo hanno chiesto il trasferimento, ma intanto rappresentano ancora l´accusa al processo “Rompiballe”, che riprenderà il 7 ottobre. Leggi tutto »

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Roghi a Marcianise, il sindaco incontra il vicario in Prefettura

I gravi problemi ambientali provocati dagli ultimi due incendi di materiale plastico e di pneumatici nel deposito dell’ex Ecorec, all’interno dell’interporto Marcianise-Maddaloni, e nella discarica Marruzzella‘ di san Tammaro, sono stati al centro di un incontro in Prefettura, sollecitato e presieduto dal vice prefetto vicario, Franco Provolo. Vi hanno partecipato il sindaco di Marcianise, Antonio Tartaglione, il prefetto Antonio Reppucci, capo struttura del commissariato per l’emergenza rifiuti per i rapporti con enti locali; i vertici dell’Interporto Sud Europa, l’amministratore giudiziario dello stabilimento Ecorec, Antonio Campolattaro, rappresentanti dei vigili del fuoco di Caserta, dell’Arpac e dell’Asl. Leggi tutto »

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Lettera dal Triangolo della Morte

Mariarosa. «Scrivo da Marigliano, provincia di Napoli. Qui il mare non c’è ma i rifiuti tossici eccome. Sono vomitati dai pozzi dei contadini e dalla terra. Dalle cave si estraggono cisterne intere di rifiuti liquidi. A pochi passi da un campo scout la terra si crepa e fuma: la spugna dei paraurti. Qualcuno si è curato di vedere che a 100 metri dal sito di stoccaggio di Boscofangone sono state trovate scorie di fonderia a diretto contatto con la falda acquifera? Certo che no. Lancet Oncology ha dato all’area tra Marigliano, Acerra e Nola il nome di “Triangolo della Morte”. Una donna ha scoperto che bevendo acqua di pozzo ha avuto una contaminazione da uranio impoverito. Tre persone hanno scoperto di avere un pericolosamente alto tasso di diossina nel sangue. Non conosco nessuno qui che non abbia almeno un parente malato o morto di tumore. Me compresa. Il Pascale ha aperto la sua bella ludoteca, perchè il tumore colpisce ormai soprattutto donne tra i 30 ed i 50 anni che hanno spesso figli bambini o adolescenti. Questo accade in Campania. Questo credo in Calabria. Terra o mare, non fa differenza». (dal blog di Nunzia Lombardi)

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Resti umani nella Cunski? La mappa delle navi dei veleni (parte 1)

Sostanze tossiche e resti umani: a una svolta l’inchiesta sul relitto del “Cunski”. E spunta la mappa delle altre imbarcazioni cariche di scorie

Due macchie gialle dietro il vetro di un oblò. I fari di una telecamera di profondità illuminano la scena. Le macchie sono proprio al centro dell’immagine, sopra la data e l’ora della ripresa: 12 settembre 2009, 17,33. Una nuova ombra, un rigagnolo di veleni, esce da una fenditura della lamiera. Altre masse nere (pesci?) si intravedono nell’oscurità del relitto. Immagini che sembrano confermare il “sospetto inquietante” del Procuratore di Paola, Bruno Giordano: “Dietro quell’oblò potrebbero esserci i teschi di due marinai“. Non è solo una bomba ecologica quella affondata al largo della costa calabra: è una bara. L’ultima destinazione per marinai irregolari come irregolare era ormai il Cunski con il suo carico inconfessabile: una discarica di veleni e di uomini. Quanti altri Cunski custodiscono segreti e rilasciano veleni dal fondo del Mediterraneo? La domanda è la stessa che inseguiva quattordici anni fa il capitano di vascello Natale De Grazia. Nel cuore dell’indagine prendeva appunti.

Uno degli ultimi, fino ad oggi inedito, offre qualche punto interrogativo e diverse certezze. Vale la pena di leggere: “Le navi? 7/8 italiane e a Cipro. Dove sono? Quali sono? I caricatori e i mandanti. Punti di unione tra Rigel e Comerio. Hira, Ara, Isole Tremiti. Basso Adriatico. Porti di partenza: Marina di Carrara m/v Akbaya. Salerno/Savona/Castellammare di Stabia/Otranto/Porto Nogaro/Fiume. Sulina Beirut. C/v Spagnolo. Materiale radioattivo“.

Qual era la mappa cui si riferiva il capitano di vascello Natale De Grazia nell’autunno del ‘95? Non lo sapremo mai. La sera del 12 dicembre De Grazia si accascia sul sedile posteriore dell’auto che lo sta portando a La Spezia, alla caccia dei misteri delle navi dei veleni. Una morte per infarto, dice il medico. Ma un infarto particolare se poco tempo dopo il capitano verrà insignito della medaglia d’oro al valor militare. Comincia da qui, da quell’appunto inedito, il viaggio alla ricerca delle navi dei veleni, affondate non solo in Italia ma in tutto il Mediterraneo e nel Corno d’Africa. Leggi tutto »

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