I dirigenti dell’Enel, incalzati dagli agenti della Forestale, convocarono una riunione per fornire tutta la documentazione necessaria alle indagini. Dall’esame della documentazione fornita emergeva che la Prefettura di Reggio Calabria aveva evidenziato «l’esistenza di pericoli di infiltrazioni mafiose nell’ambito della ditta «Caserta».

INFILTRAZIONI MAFIOSE - Per tale motivo, la Centrale Enel sospendeva verbalmente il contratto con l’Ati Sabatelli Vito, Ikos Puglia e Caserta e avviava una procedura di estrema urgenza per lo smaltimento dei fanghi attraverso l’affidamento temporaneo del servizio di smaltimento rifiuti a ditte di fiducia. La Prefettura di Reggio Calabria evidenziava successivamente che a carico della ditta Caserta «non sussistevano più tentativi di infiltrazione mafiosa ». Pertanto, l’Ati «Sabatelli, Ikos Puglia, Caserta» riprendeva le operazioni di smaltimento. Ma nel periodo legato all’esistenza di infiltrazioni mafiose, è emerso che l’Enel ha conferito i rifiuti prodotti con modalità R13 (messa in riserva), attività di recupero al consorzio Geia che non era autorizzato per tale servizio. Ma non solo. Secondo gli inquirenti, dai formulari relativi al periodo interessato, il predetto Consorzio abusivamente stoccava i predetti rifiuti nel proprio sito conferendoli, in un secondo tempo ed illecitamente, comunque e sempre, presso la ditta Caserta.

UN RAGGIRO BEN ARCHITETTATO - «Tale sistema - secondo gli inquirenti - ha consentito ugualmente di conferire i rifiuti alla società Caserta. In particolare, l’Enel, produttore del rifiuto, non potendo, almeno formalmente, per l’esistenza di una causa di sospetto di infiltrazione mafiosa presso la ditta Caserta, continuare a smaltire i rifiuti presso tale sito ad un costo nettamente inferiore rispetto a quello previsto per lo smaltimento in discarica, ha aggirato tale sospensione con un meccanismo del tutto illecito». «Ci si chiede a tal punto - scrivono sempre gli inquirenti -: che cosa sarebbe accaduto se la Prefettura avesse confermato i pericoli di infiltrazione mafiosa nella ditta Caserta? L’Enel avrebbe continuato ad aggirare il divieto di stipulare contratti con imprese mafiose nella stessa maniera? Non è un caso, per la verità, che in occasione del sopralluogo presso il Consorzio Geia si sia presentato insieme al presidente Salvatore Roma, Giuseppe Antonio Marraffa della Ikos Puglia (facente parte dell’ATI aggiudicataria del contratto con l’Enel) che non riveste alcun incarico nel consorzio né avrebbe avuto ragione e motivazioni di essere presente».

GLI IMPRENDITORI - Giuseppe Antonio Marraffa, socio della Ikos Puglia, è in costante contatto con Antonio Caserta per qualsiasi evenienza. «È dato sintomatico - secondo gli inquirenti - della piena comunanza di interessi nonché della posizione e del ruolo apicale rivestito alla pari da entrambi: si incontrano per ogni affare, nuovo o vecchio, e per ogni problema che possa insorgere: se arriva il Corpo Forestale presso la ditta, Caserta avverte il socio Marraffa, se sorgono problemi con il contratto con l’Enel i due cercano, insieme, la soluzione ed elaborano insieme le strategie al fine di aggirare la normativa di settore (come quando di fronte alla necessità di aggiudicarsi anche il nuovo appalto bandito dall’Enel per lo smaltimento dei fanghi, ma nell’impossibilità di farlo lecitamente, Marraffa rassicura Caserta dicendogli che ha sistemato tutto esibendo a corredo della domanda di partecipazione la vecchia autorizzazione che gli consentiva il trattamento di 54.000 tonnellate annue di rifiuti). Ma, soprattutto, è Marraffa ad occuparsi degli illeciti relativi ai certificati di analisi: è lui che si adopera quando ci sono problemi sui certificati delle analisi dei rifiuti, sulle classificazioni dei rifiuti, e sui formulari, apparendo lampante da alcune delle conversazioni intercettate la sua possibilità di cambiarli a suo piacimento, avvalendosi con elevata probabilità di chimici compiacenti». «Altri elementi portanti della struttura criminale - secondo gli inquirenti - si sono rivelati essere Vito Sabatelli e Giovanni Monna. Sabatelli cura, in prima persona e in via esclusiva, i trasporti dei rifiuti provenienti dall’Enel e destinati alla ditta Caserta. Non è poi da sottovalutare la circostanza che è Sabatelli che accompagna Caserta quando c’è da presentare l’of ferta per la nuova gara bandita dall’Enel». «Allo stesso modo, Monna - scrivono gli inquirenti - al quale anche il Caserta e il Marraffa si rivolgono per seguirne direttive ed ordini e con il quale dividono naturalmente i proventi.

I DIRIGENTI ENEL - Diverso il ruolo rivestito da Diego Baio, Francesco Lemma, Michele Palermo, Carlo Aiello. Tutti - secondo gli inquirenti - ciascuno fornendo il proprio contributo in relazione all’incarico ricoperto e alle mansioni svolte, procedevano ad illecita miscelazione e classificazione dei rifiuti prodotti dalla centrale al fine di poter così provvedere al loro smaltimento mediante invio a recupero anziché a discarica con conseguente illecito vantaggio patrimoniale. Ed, infatti, è emerso che la menzionata società ha miscelato illecitamente tra loro rifiuti appartenenti a diverse tipologie anche pericolosi (così come concluso dal consulente tecnico nominato e come anche ricavabile de visu dalle fotografie scattate in occasione del sopralluogo congiunto del consulente tecnico con la Pg dalle quali è evidente che rifiuti di diversi colori, volumetrie e tipologie, vengono raccolti tutti promiscuamente in uniche vasche); poi, proseguendo l’iter criminoso, avvalendosi di certificati analitici dei rifiuti falsi o, comunque, di comodo, ha illecitamente classificati i rifiuti come non pericolosi e destinabili al recupero; infine, aggiudicava il contratto di smaltimento fanghi per un quantitativo annuo di 52.000 tonnellate alla ditta Caserta, ben consapevole della circostanza che la società., sito di destinazione finale dei rifiuti, è in possesso solo dell’autorizzazione in procedura semplificata e che, pertanto, la stessa è soggetta ai limiti quantitativi massimi. A colorare tutte queste “disattenzioni”, che non possono essere scambiate come mere sviste, soccorre il contenuto delle conversazioni intercettate, dalle quali emergono i rapporti illeciti tra le parti al fine di favorire in qualsiasi modo e in molteplici occasioni il gruppo. È il caso del contestato reato di turbata libertà degli incanti». Accuse che i dirigenti dell’Enel ritengono infondate e per questo cercheranno di chiarire la loro posizione nel corso degli interrogatori. [Vincenzo Sparviero, GazzettadelMezzogiorno.it]

Bookmark and Share