CI SONO residui di fonderie e materiale abrasivo di scarto, ma anche ceneri pesanti, scorie e polveri di caldaie nelle centinaia di sacconi abbandonati ormai da oltre due anni in un terreno agricolo di via Cappone, a Coccolia, alle spalle del Molino Spadoni. La quantità complessiva di rifiuti, classificati come speciali, è stimata in oltre 2500 tonnellate. L’area, dopo alcune verifiche e campionamenti da parte dei carabinieri del nucleo ecologico operativo e dei tecnici dell’Agenzia di prevenzione ambientale di Ravenna, è stata posta sotto sequestro dalla magistratura. L’indagine della procura, seguita da pm Francesco Alvino, è scattata un anno e mezzo fa e dovrebbe concludersi a breve: a quanto pare ci sarebbero almeno sei persone indagate, tutti amministratori di aziende che avrebbero conferito i rifiuti speciali nella ‘discarica’ di via Cappone.
TRA le società su cui sta indagando la Procura risulta esserci la ‘Optima srl’ di Forlì, con sede in via Costanzo II, nella zona artigianale, di cui è titolare il trentaseienne Roberto Zaccherini. E’ la stessa società che nel 2005 è stata coinvolta in un’inchiesta in Veneto sullo smaltimento illecito di rifiuti: i materiali di scarto dell’industria, invece di essere trattati e conferiti in discarica, venivano utilizzati come complemento cementizio in opere stradali di numerosi cantieri. All’operazione che aveva portato a diversi arresti era stato dato il nome di ‘Mercante di rifiuti’. Nel caso di Coccolia, il materiale, in arrivo da varie città del nord e del centro Italia, sarebbe stato impiegato come ‘sottofondo’ per un nuovo piazzale di cemento a servizio della vicina azienda Spadoni che, chiaramente, potrebbe essere totalmente all’oscuro della sua natura.
LA PRIMA segnalazione sulla presenza delle 2506 tonnellate di materiale ‘sospetto’ è stata fatta dalla circoscrizione di Roncalceci nel febbraio 2007. In quel momento la ‘Optima srl’ risultava in regola con l’albo regionale recupero rifiuti. A distanza di un anno il sito è stato sottoposto a sequestro preventivo da parte di Arpa e carabinieri del Noe. Nel giugno del 2008, la Provincia, a cui nel frattempo la legge ha delegato la responsabilità dell’albo locale recupero rifiuti, si è immediatamente attivata. Fatte le verifiche con Arpa, è emerso che il sito era sotto sequestro. Nel dicembre del 2008 l’ente di piazza Caduti ha quindi notificato alla società forlivese un provvedimento di divieto di prosecuzione dell’attività di recupero rifiuti. Intanto i sacconi si sono deteriorati e molto materiale si è disperso. Ora il consigliere comunale Alvaro Ancisi denuncia che Comune e Provincia avrebbero comunque dovuto attivarsi per ottenere dalla magistratura l’autorizzazione a mettere in sicurezza l’area. (Il Resto del Carlino - Ravenna)

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