Nessun pericolo viene dagli inceneritori. Questo dice lo Stato. Il 21 maggio 2008 è stato approvato il “Piano di intervento operativo sulla salute per l’emergenza rifiuti in Campania”, presentato dal Ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e dal Sottosegretario con delega alla salute, Ferruccio Fazio. Dal Piano si legge che  “La presenza di cumuli di rifiuti arreca grave disagio alla popolazione, ma non rappresenta una fonte di immediato rischio infettivo”, poi si legge che “È vero anche che l’abbandono incontrollato di rifiuti in discariche abusive può causare la contaminazione del suolo e delle falde idriche superficiali”, ed infine si legge che “Gli impianti di incenerimento e termovalorizzazione non rappresentano un rischio aggiuntivo per la salute delle popolazioni residenti nelle aree circostanti” .Non solo ma si sostiene che  “Per quanto riguarda l’intossicazione da diossine, il loro impatto ambientale è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico urbano“. Questa affermazione è quantomeno assai imprecisa se si osservano i dati relativi ad alcuni inquinanti, quali, ad esempio, le diossine. Dai documenti ufficiali Europei ( dati dell’ inventario della Commissione Europea, rapporto finale del 31.12.2000, 3° volume, pag 69 http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf ) risultano i seguenti dati per l’Italia:

295,5 gr/anno di diossine in tossicità equivalente (TE) prodotte dagli impianti di incenerimento (pari al 64% del totale), e di questi 170,6 gr/anno (pari al 37% del totale) prodotti dai soli impianti di incenerimento per rifiuti urbani presenti in Italia ( circa 50 ), a fronte di 5,1 gr/anno ( pari all’ 1,1%) prodotti dai trasporti stradali (oltre 30 milioni di autovetture, senza tener conto degli altri autoveicoli): ogni commento appare superfluo. Ci chiediamo, a tale proposito, chi ha fornito i dati che supportano il messaggio che l’impatto di un impianto di incenerimento, o di termovalorizzazione che dir si voglia, “è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico“. Il dato delle diossine, in tossicità equivalente, prodotte annualmente dagli impianti di incenerimento è particolarmente impressionante, dal punto di vista sanitario,  in quanto 295,5 grammi di diossine in TE equivalgono a quasi 3 miliardi di dosi massime tollerabili annue per adulti e ad oltre 11 miliardi di dosi massime tollerabili annue  per bambini, tenendo conto delle soglie fissate dall’OMS nel 1998 (il dato è, con  buona probabilità  sottostimato, in quanto il calcolo della tossicità equivalente dell’OMS è più cautelativo rispetto a quello previsto per le emissioni dalla vigente normativa comunitaria). Abbiamo osservato che tra i redattori del documento citato è presente anche l’Istituto Superiore di Sanità, che è il “principale organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale” (http://www.iss.it), ci chiediamo se questa affermazione rappresenta l’opinione di questo autorevole Istituto. Non vorremmo infatti che incorresse, anche in questo caso, in gravi  “infortuni” come nel caso del CVM. Vogliamo ricordare, infatti, come in un rapporto dell’ Istituto Superiore di Sanità nel 1991, a proposito del Petrolchimico di Porto Marghera si ritrovavano queste affermazioni, riferite agli esposti al Cloruro di vinile monomero (CVM): “la mortalità per tutte le cause risulta significativamente inferiore a quella attesa in base ai dati nazionali che regionali …..La mortalità per tutti i tumori è inferiore alle attese…“. E’ stato per merito di Gabriele Bortolozzo, operaio del Petrolchimico, che non si rassegna e  scrive su Medicina Democratica: “i dati forniti dagli Enti Pubblici e dalla aziende non sono credibili…ciò avviene per mancanza di una legge specifica e l’ occultamento e la falsità dei dati biostatistici concernenti gli addetti esposti al tossico“, che si è potuto arrivare ad una corretta lettura dei dati tecnici ed anche fare giustizia, seppure con notevole ritardo. (Marco Mamone Capria “Scienza, Potere e Democrazia” ottobre 2006 pag 196-97). Sempre la d.ssa Gentilini dichiara che “Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non. Fra questi ultimi si annoverano: incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’infanzia. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro. Segnalati aumenti di cancro a: fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella.
Particolarmente significativa risulta l’associazione per: cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia ormai considerata “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori. Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile. Si sottolinea che anche con i “nuovi” impianti nessuna valida garanzia di innocuità può essere fornita perché, trattandosi di impianti di taglia enormemente maggiore rispetto al passato, la quantità complessiva di inquinanti immessi globalmente nell’ ambiente non è affatto trascurabile ed inoltre, avvenendo la combustione a temperature più elevate, si ha la formazione di ingenti quantità di particolato ultrafine, che ha dimostrato di avere effetti gravissimi sulla salute umana e di possedere anche azione genotossica.
Questi rischi sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative alla combustione, già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi. Allora è il momento di pretendere la verità. La verità ti permette di difenderti.

(Amantea.net)

Bookmark and Share