Dopo lo scaricamento di rifiuti elettronici davanti al dicastero dell’Ambiente, in segno di protesta contro la politica del Governo nei confronti della questione RAEE, una nuova azione provocatoria e è stata messa in campo dagli attivisti di Greenpeace, stavolta per porre all’attenzione dell’opinione pubblica la questione del nucleare, tornata prepotentemente d’attualità dopo il “famigerato” accordo Berlusconi-Sarkozy. Greenpeace ha trasforma il sito di Scanzano Ionico, candidato ad accogliere scorie nucleari, in un parco giochi. Un segnale forte che l’associazione ambientalista lancia in prossimità del G8 Ambiente che si terrà a Siracusa tra il 22 ed il 24 di questo mese. Di seguito il comunicato di Greenpeace Italia

Questa notte circa quindici attivisti sono entrati nel sito, hanno ‘chiuso’ i pozzi con tappi di cemento e hanno steso striscioni con i messaggi “Stop follia nucleare“, “Niente scorie nucleari a Scanzano“, “Non giochiamo con il futuro dei nostri figli“.
La storia del sito per il deposito nucleare di Scanzano Jonico è lunga. Il sottosuolo dell’intera zona è caratterizzato dalla presenza di 15 miliardi di tonnellate di salgemma. Ma non è la miniera di sale a destare interesse quanto piuttosto il progetto di buttare a mare il salgemma e utilizzare le caverne come deposito.
Nel 2003 il governo indicò il sito di Scanzano come deposito nazionale per tutti i rifiuti radioattivi italiani. Dopo un mese, in seguito a una mobilitazione popolare senza precedenti, il governo decide di rimuovere il riferimento a Scanzano Jonico per le scorie e di affidare la decisione della scelta del deposito a una Commissione mai costituita. Insomma, la gestione delle scorie radioattive in Italia rimane un problema ancora irrisolto.
Oggi il governo – nella follia della riapertura del nucleare nel nostro paese - sta proponendo al Parlamento una strategia ‘sovietica’ basata su un approccio autoritario e ‘militare’ alle scelte di localizzazione dei siti e gestione delle scorie, contraria alle direttive europee.
Con l’azione di oggi chiediamo che il sito di Scanzano Jonico venga ripristinato. I pozzi vanno chiusi al più presto e la Regione Basilicata deve annunciare pubblicamente che non è disponibile a subire nessun deposito nucleare sul proprio territorio.
Chiediamo che la gestione ‘militare’ del nucleare finisca e si apra una discussione democratica e partecipata sul futuro energetico del Paese. Dopo 60 anni di ricerca, tutti i problemi del nucleare rimangono ancora irrisolti: dalla gestione delle scorie alla sicurezza degli impianti, dalla limitatezza delle risorse di Uranio agli altissimi costi di costruzione.
Gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare del governo e occuperebbero almeno 200 mila persone. 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare.

GREENPEACE A SCANZANO, LA SLIDESHOW

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