Recam sommersa dai debiti: pagherà la Regione
Diciassette milioni centomila euro e spiccioli. A tanto ammonta il debito accumulato dalla Recam che fu.
Ovvero, dalla società che nacque nel 2003 da una iniziativa della Regione Campania con Italia Lavoro SpA e avrebbe dovuto essere «un soggetto imprenditoriale misto pubblico- privato a cui affidare la gestione di interventi di recupero ambientale e della funzionalità idraulica dei Lagni del Monte Somma-Vesuvio e della Piana del Nolano».
La convenzione col Commissariato alle Bonifiche stipulata nel 2007 le affidava anche la bonifica di parte dei territori del Sito di interesse nazionale Litorale Domizio Flegreo ed Agro Aversano.
Di risanamento ambientale, i 410 lavoratori dipendenti, 338 ex Lsu - ne hanno per la verità fatto ben poco, non avendo la società mai acquisito mezzi ed attrezzature per rimuovere i veleni ed essendosi, al più, limitata ad affidare gli interventi a terzi. In compenso, non sono mancati i debiti. Una voragine.
Il Burc
È scritto nero su bianco nella delibera pubblicata dal Bollettino ufficiale di palazzo Santa Lucia del 9 marzo, quella che prevede la ricapitalizzazione della Astir, società regionale che eredita la Recam. In quell’atto, sottoscritto dal presidente Bassolino, c’è anzi di più: la certificazione che la società pubblica non ha versato i contributi ai lavoratori. La delibera, infatti, recita testualmente: «Dal verbale di assemblea straordinaria si evince che esiste una situazione di perdita di esercizio amm ontante ad euro 17.102.286,03 derivante sostanzialmente per debiti nei confronti degli enti previdenziali e dell’Erario». Proprio quei debiti, paradossali se si considera che Recam era una società pubblica nata dalla sinergia della Regione e del Ministero del lavoro, hanno fatto sì che il capitale sociale scendesse al di sotto del minimo legale previsto dal codice civile. Di qui l’urgenza della ricapitalizazzione varata dalla giunta e sottoposta ora all’attenzione del consiglio regionale, dove, peraltro, sta suscitando perplessità e critiche. Recam, insomma, ha lasciato alla Astir una situazione ben diversa da quella che, fino a pochi mesi fa — l’amministratore della società era Michele Raccuglia — era trionfalisticamente descritta nel sito internet ufficiale. Chi lo visiti adesso e abbia contezza della recente delibera di palazzo Santa Lucia non può astenersi da un sorriso, per quanto amaro.
Il sito web
Infatti, si legge ancora oggi: «Nel triennio 2004-2006 la società ha registrato ricavi complessivi per 37.637.495 euro. I bilanci consuntivi di tale periodo hanno sempre registrato un buon equilibrio di gestione senza perdite di esercizio ed essi sono certificati dalla Società Ernst & Young S.p.A».
Di equilibrato, invece, nella gestione della società pare ci fosse ben poco. Certo non i costi esorbitanti dell’affitto della sede al Centro Direzionale, nell’edificio di proprietà di un immobiliarista, gravemente danneggiato da un incendio probabilmente doloso a ottobre 2008. Circa 15.000 euro al mese, poco meno di 200.000 euro all’anno, secondo l’assessore al Lavoro di palazzo Santa Lucia, Corrado Gabriele.
E’ lui che si sta occupando della fase di transizione dalla ex Recam alla Astir. Potrebbe aiutarlo il rapporto particolarmente stretto che vanta con buona parte dei lavoratori. Un legame, quello tra Gabriele e gli ex Lsu, che secondo chi lo critica non sarebbe però immune da logiche elettoralistiche e clientelari. Lui rivendica assoluta trasparenza e dice: «Il problema vero è di voltare pagina rispetto al passato. Senza coinvolgere e motivare i lavoratori non sarebbe possibile». Una sfida anche per il nuovo consiglio di amministrazione: presidente Leonardo Santoro, consiglieri Fortunato Gallico e Domenico Semplice.
L’assessore
Walter Ganapini, l’assessore all’Ambiente che a dicembre aveva duramente e pubblicamente criticato la rinascita della Recam sotto le spoglie della Astir, resta alla finestra e aspetta. Spera, in cuor suo, che Gabriele riesca nell’opera di voltare pagina. «A me — dice — serve una società ripulita dalle scorie del passato. Contribuirà così a gestire la fase di transizione all’ordinario del ciclo dei rifiuti. Un centinaio di lavoratori, inoltre, potranno essere specializzati nelle bonifiche. Quelle vere, però». (Napolionline.org)
19 mar 2009 redazione 9online
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