Arsenico nella falda, chiusa discarica Bari
7 giorni per evitare il caos
Ancora una settimana al massimo, poi la discarica di Bitonto dovrà chiudere. Lo ha deciso la procura di Bari, che sta per revocare la facoltà d’uso concessa alla «Ecoambiente», l’impianto sequestrato a maggio del 2008. Una decisione che potrebbe avere serie ripercussioni sullo smaltimento dei rifiuti a Bari, Modugno e Bitonto. Secondo le analisi condotte dall’Arpa, sul sito della discarica ci sarebbe un «consistente inquinamento della falda» dovuto al percolato prodotto dalla discarica. E così ieri il pm Francesco Bretone ha fatto notificare la sua decisione al presidente della Regione Puglia, al prefetto di Bari, al presidente della Provincia, ai sindaci di Bari, Modugno e Bitonto, e all’imprenditore Salvatore Matarrese, legale rappresentante della Ecoambiente: la discarica potrà restare aperta «solo per il tempo strettamente necessario a permettere ai Comuni interessati di individuare un altro sito per lo smaltimento» dei rifiuti. Ma la procura fa capire che il tempo è limitato, e infatti stamattina alla Provincia di Bari è prevista una riunione con tutti gli enti interessati: la consulenza tecnica ha rilevato che le infiltrazioni di percolato stanno mettendo in pericolo la falda da cui viene attinta acqua per l’irrigazione dei campi.
La chiusura di Bitonto era prevista, anche se gli addetti ai lavori contavano di avere a disposizione almeno altri sei mesi. «Non c’è nessuna emergenza», avverte l’assessore all’Ambiente della Provincia di Bari, Romano Carone. Ma bisognerà trovare u n’altra destinazione per le 14mila tonnellate di rifiuti prodotte tra Bari, Modugno e Bitonto. Già oggi la frazione umida (circa 250 tonnellate al giorno) finisce a Conversano, mentre a Bitonto resta soltanto la frazione secca.
Secondo l’ordinanza di Bretone, nella falda che scorre sotto la discarica le analisi dell’Arpa hanno rilevato «alte concentrazioni di metalli pesanti come ferro, manganese, arsenico, nichel, cromo e vanadio». Lo studio evidenzia la situazione di inquinamento di 4 pozzi in località Torre d’Aggera, oltre che di quelli di monitoraggio della discarica.
«L’acqua dei pozzi - è scritto nello studio - si presenta di colore scuro, con tonalità giallo-marrone, fortemente maleodorante e con vistosa presenza di schiuma. La falda si trova ad una profondità di 50-55 metri e defluisce verso il mare». Questo è il motivo per cui Bretone sarebbe orientato a non prolungare l’apertura dell’impianto per più di un’altra settimana. Salvatore Matarrese, amministratore delegato della Ecoambiente, respinge tutte le accuse: «Sono convinto - dice - che l’impianto è in perfetta regola e che non ha causato alcun danno alla falda. Sono disposto a chiudere anche adesso, anche per permettere agli inquirenti di compiere i necessari accertamenti, ma la decisione non spetta a me. Voglio leggere la relazione dell’Arpa, poi disporrò una perizia tecnica per verificare la fondatezza delle loro conclusioni». Nel frattempo, però, sarà necessario trovare una soluzione, e quasi certamente si tratterà di «convincere» Conversano a farsi carico anche della frazione secca. Non più di un mese fa, Conversano ha strappato alla Provincia l’impegno a chiudere il vecchio impianto di contrada Martucci («il 30 giugno», secondo il sindaco Giuseppe Lovascio, «non prima del riempimento», secondo la Provincia di Bari). Le alternative sono Trani oppure discariche fuori provincia, ma - avendo la possibilità di scegliere - la decisione sarà presa soppesando anche i costi. (La Gazzetta del Mezzogiorno)
05 mar 2009 redazione 9online