Spariti 19,7 milioni di tonnellate per un business di 4,5 miliardi

Svaniti nel nulla. Scomparsi. Nel 2005 sono spariti nel Belpaese 19,7 milioni di tonnellate di rifiuti, una montagna immaginaria con 3 ettari di base e 1.970 metri di altezza, che hanno alimentato un business di 4,5 miliardi l’anno. È un bilancio a luci e ombre quello tracciato dal rapporto di Legambiente “Ambiente Italia 2009” sul fronte dei rifiuti, con la produzione nazionale dei rifiuti che dal 2000 al 2006 è aumentata del 12% e il massiccio fenomeno dello smaltimento illecito. L’emergenza su questo fronte non è ancora risolta, visto che il 54% dei rifiuti viene ancora smaltito in discarica, con il record della Sicilia che raggiunge addirittura il 94 per cento.

L’emergenza rifiuti è costata 1,8 miliardi. Con i 15 anni di emergenza, con 5 regioni commissariate (Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia) e un costo per gli italiani di 1,8 miliardi di euro senza risultati tangibili. Il rapporto denuncia il caso clamoroso del Sud del Belpaese, dove si trovano il 47% delle discariche del Paese, solo il 14% degli impianti di compostaggio di qualità e il 28% di quelli per il trattamento meccanico biologico.

Aumentano i Comuni “ricicloni”. Sul fronte contrario, invece, aumentano le buone pratiche: sono 1.081 i Comuni “ricicloni” premiati da Legambiente per aver superato nel 2007 l’obiettivo di legge del 40% di raccolta differenziata. In pole position il Nord, con Trentino Alto Adige e Veneto vicino al 50% di differenziata nel 2006, con Lombardia e Piemonte che hanno oltrepassato la soglia del 40%. Si registra anche l’exploit della Sardegna volata dal 3% del 2002 al 38% del dicembre 2008, il successo di 118 comuni campani con percentuali di raccolta superiori al 40% e Salerno che raggiunge l’80% dei quartieri serviti dal porta a porta. Fra i segnali positivi sono anche annoverati i consorzi per il recupero dei rifiuti che producono 1,2 milioni di tonnellate di compost di qualità interamente assorbiti dal mercato e hanno superato il 90% di raccolta differenziata di batterie esauste e oli usati.

Le proposte per risolvere l’emergenza rifiuti. È una ricetta in dieci punti quella di Legambiente, per risolvere il problema dell’emergenza rifiuti, a partire dall’aumento del costo dello smaltimento in discarica, fondamentale per rendere convenienti le ipotesi alternative, e dalla necessità di diffondere le raccolte differenziate domiciliari in tutti i comuni italiani, incentivando l’abbandono del sistema a cassonetti stradali, oltre a favorire la qualità delle raccolte differenziate per facilitare il successivo riciclaggio. Bisogna poi completare la rete impiantistica per il recupero e il trattamento dei rifiuti, garantendo la trasparenza e la partecipazione dei cittadini e rivedere il sistema di premialità/penalità - rendendo la discarica l’opzione più costosa e il riciclaggio e la prevenzione quelle più economiche - e cancellare il Cip6. Sì, poi, alla promozione della diffusione delle buone pratiche locali sulla prevenzione, accanto all’avvio della redazione del programma nazionale di prevenzione (come previsto dalla nuova direttiva europea). Al Governo l’associazione chiede certezza normativa, a partire dal passaggio tassa/tariffa, senza ulteriori proroghe e slittamenti, di chiudere la stagione dei commissariamenti per l’emergenza rifiuti nel Centro Sud e di introdurre i delitti ambientali nel codice penale, con l’istituzione di un fondo per le bonifiche dei siti orfani. (N.Co., Il Sole 24 Ore)

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