Viaggio nella vecchia “Mafiaville” dove persino l’acqua d’inverno è un lusso
Ci sono nove petroliere all’orizzonte, tre bambini giocano a pallavolo sulla spiaggia deserta, nell’aria odore di gas e uova marce. Insegne sul Lungomare Federico II di Svevia: Super Pizza Suprema, Gelateria Vanità, Hotel Sole. Palme rigogliose, la carcassa di una vecchia balera abbandonata che si chiamava La Conchiglia. Il molo spezzato in due: «Pericolo di caduta». Quasi all’ingresso del porto turistico, un cartello vendesi: 140 metri quadrati per 200 mila euro trattabili. Nella città più invivibile d’Italia.
E’ difficile arrivare a Gela senza pregiudizi. E non solo perché fino a pochissimi anni fa il quinto centro della Sicilia - 85 mila abitanti (1800 stranieri) - era soprannominato «Mafiaville». Sabato notte, all’uscita della discoteca «Tanguera», il branco ha pestato a sangue un ragazzo di 26 anni per uno sguardo sbagliato. Erano in trenta, picchiavano e guardavano, ma nessuno si è ancora fatto avanti con i carabinieri. Intanto, lunedì mattina, la società spagnola Caltaqua, che gestisce a rete idrica della città, ha chiuso gli uffici di piazza San Giacomo per legittima difesa. Dopo che gli impiegati erano stati aggrediti per l’ennesima volta da cittadini inferociti. Leggi tutto »