Arpac e clientele
L’ARPAC affondata dalle clientele
Scritto da Mariano Maugeri da il Sole24Ore

«Guagliò, senza l’Udeur cà nun se governa». Le parole di Antonio Fantini, coordinatore regionale dell’Udeur, rimbombano ancora oggi a palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania.
Se Napoli è un’ex capitale derubricata a prefettura, Santa Lucia è una tragedia di Eschilo con il naso di Pulcinella. Fantini, presidente della Regione Campania dall’83 all’89, commissario straordinario per l’emergenza terremoto, l’uomo (plurinquisi-to) che per conto della Repubblica italiana ha manovrato óomila miliardi di vecchie lire destinati alla ricostruzione e in ossequio a un editto inappellabile di Bassolino e Mastella riceve in dote la politica ambientale del territorio più compromesso d’Europa. Ambiente significa Arpa, nel caso in questione Ar-pac, Agenzia regionale per l’ambiente della Campania. Tutte le regioni ne hanno una, così la legge impone. L’accordo politico uscito dalle elezioni del 3 e 4 aprile 2005 (61,6% dei voti al Centro-sinistra) assegna l’assessorato all’Ambiente all’Udeur.
«E ai mastelliani gli potevamo dare il Bilancio?», dicevano maliziosamente gli scherani del ritinto governatore (”guai ai tinti”, ha scritto un giornalista indigeno con humor anglosassone). All’alba del 2005, con un Himala-ya di monnezza in procinto di
implodere, l’Ambiente ai mastelliani sembra il male minore. All’assessorato Fantini piazza il medico salernitano Luigi Nocera, «nu’ dottore scetato (sveglio, ndr)». AU’Arpac c’è già Luciano Capobianco, un ingegnere idraulico che quando era guaglioncello Fantini volle con sé al commissariato per l’emergenza terremoto.
La missione dell’Arpa Campania, sancita burocraticamente nel suo statuto, è quella di «monitorare, prevenire, controllare e tutelare la qualità del territorio e favorire il superamento delle molteplici criticità ambientali della Campania». Quello che né il sito né la legge istitutiva ci raccontano sono le telefonate di raccomandazione di Capobianco al suo omologo di una regione del Nord. E forse non solo a lui. «E daie, damme ‘na mano…», lo implorava. Da quanto ci risulta né Capobianco né tantomeno Nocera né men che meno Fantini pare abbiano mosso un dito per conferire ai dipendenti dell’Ar-pac lo status di ufficiali giudiziari, come normalmente avviene in tutte le Agenzie del Nord. «Io non sono razzista, ma con quelli dell’Arpa Campania non mi faccio fotografare», dice uno dei più brillanti dirigenti di un’Agenzia per l’ambiente settentrionale. E riporta un dialogo con Capobianco: «Caro mio, io non li voglio i dipendenti con funzioni di polizia giudiziaria. Quelli portano solo guai. Con la camorra che c’è in Campania, poi. L’avvocatura regionale ci ha pure dato ragione. Gli avvocati dicono che in base alla legge i dipendenti possono avere lo status di polizia giudiziaria. Possono, non debbono, capisci a me….».
La Campania è la regione più antropizzata, popolata e flagellata d’Europa. La sua Agenzia per l’ambiente dovrebbe essere una delle più efficienti d’Italia. Nulla di tutto questo. Dei 784 dipendenti previsti dalla pianta organica ce ne sono 307, più 200 precari che per titoli e impegno sono la spina dorsale della struttura. Situazione disastrosa se confrontata con gli organici dell’Emilia Romagna (1.200 dipendenti, 200 cococo, 75 borsisti) o Lombardia (1.100 dipendenti, 220 cococo, 70 borsisti). Per non parlare dei bilanci: 20 milioni in Campania, 60 in Emilia o Lombardia. Un dirigente napoletano racconta: «I cinque laboratori di analisi ereditati dall’Asl fanno schifo. Quelli di Caserta e Benevento ti fanno vergognare. Per anni abbiamo
chiesto almeno un macchinario che misurasse la diossina. Quando mi hanno invitato a Milano sono rimasto a bocca aperta. Lì tengono la Nasa!».
Pure Capobianco si vergogna di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. È il 7 giugno del 2007, infuria la guerra della monnezza. Il presidente della Commissione, Roberto Barbieri, lo incalza. Il direttore generale dell’Arpac si sfoga: «Ormai facciamo i vigili del fuoco. Ogni giorno mando gli unici due furgoncini mobili di cui dispongo a vedere dove e cosa viene bruciato». I rinforzi non arrivano. Anzi, sì. Bassolino e Fantini sentono l’urgenza insopprimibile di inventarsi una fusione per incorporazione della Pan con la neonata Arpac multiservizi: la Pan è una società mista con 207 dipendenti, tutti lavoratori socialmente utili con la terza media. Il suo presidente è Raffaele Busiello, potente sindacalista della Cgil, ex capo dei metalmeccanici della Campania. Un compagno, insomma, al quale non si può dire di no. «Noi chiedevamo disperatamente laureati e diplomati, invece arriva un esercito di lava provette, autisti e uscieri», dicono all’Arpac. Nessuno però si dimette. Nessuno protesta. Gomorra, falò di monnezza che oscurano il cielo, un cimitero di rifiuti tossici seppelliti tra Napoli e Caserta. All’Agenzia ammettono: «Non abbiamo mai progettato autonomamente il monitoraggio di un pezzo di territorio. Neppure a campione. Uscivamo, quando uscivamo, solo su chiamata dei Comuni».
In questi mesi, nulla è cambiato nella tecnostruttura regionale, malgrado Napoli e la Campania siano ogni giorno sui giornali di tutto il mondo, malgrado i disperati appelli del presidente della Repubblica, gli slanci mediatici del premier Silvio Berlusconi, le rassicurazioni tardive di un governatore delegittimato, malgrado l’assessore regionale all’Ambiente dell’Udeur sia stato prima inquisito e poi rimosso.
Sette mesi fa, all’indomani del suicidio dell’Udeur in Parlamento, Fantini e Capobianco, d’accordo con Bassolino, chiudono il cerchio e rimuovono dall’incarico il direttore tecnico dell’Agenzia, Maria Luisa Imperatrice. Il suo curriculum ineccepibile non è più sufficiente e a Santa Lucia pure l’appellativo “tecnico” perde il significato che gli attribuisce il dizionario della lingua italiana. Si deve far posto a un uomo del Governatore. Capobianco fa il pietoso: «Maria Lui’, lo sai che sei la persona più competente dell’Arpac, ma che ce vo’ fa’?» . Già, che cevo’fa’?
Il laconico commento di Antonio Marfella dell’Assise del Mezzogiorno d’Italia:
…a partire dal marzo del 2006 nelle Assise di Palazzo Marigliano in piu’ occasioni abbiamo invitato dirigenti e dipendenti della ARPA CAMPANIA per capire e valutare al meglio come società civile i problemi della agenzia cui è di fatto affidata la prevenzione primaria della salute di tutti i cittadini della Campania. Ci siamo resi conto, purtroppo, della tragedia gestionale in cui vive non solo la Agenzia ma la intera prevenzione primaria in Campania. La mia vita è stata stravolta. Per cercare di obbligare ad avviare i laboratori diossina ho pagato di tasca mia analisi , sono stato anche chiamato truffatore per questo. della assenza dello status di polizia giudiziare fummo informati: non è stata la camorra a obbligare a questo, ma una PRECISA scelta politica scellerata. per questo motivo non meno di 530.000 TIR hanno sversato impunemente nelle nostre terre milioni di tonnellate dei piu’ potenti tossici industriali esistenti. Si è negato e si continua a negare la tragedia: chi ci ripagherà del danno?
(ringraziamo il Meetup di Giugliano per la puntuale segnalazione).
02 ago 2008 redazione 9online
[...] tir. Possibile che nessuno intervenga? Luciano Capobianco è direttore generale dell’Arpac, ente regionale di tutela ambientale. Era presente ad Acerra. Reazione gelida: «le sembra questo [...]
L’allegato I del D.P.R. 412/93 e s.m.i. impone agli organismi esterni incaricati delle verifiche agli impianti termici di avere personale qualificato avente, tra gli altri requisiti, una formazione almeno equivalente a quella necessaria per l’installazione e la manutenzione degli impianti da sottoporre a verifica. Tutto ciò ci rimanda al Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico n. 37/08 (ex 46/90) che recita all’articolo 4: I requisiti tecnico-professionali sono, in alternativa, uno dei seguenti:
a) diploma di laurea in materia tecnica specifica conseguito presso una università statale o legalmente riconosciuta;
b) diploma o qualifica conseguita al termine di scuola secondaria del secondo ciclo con specializzazione relativa al settore delle attività di cui all’articolo 1, presso un istituto statale o legalmente riconosciuto, seguiti da un periodo di inserimento, di almeno due anni continuativi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore. Il periodo di inserimento per le attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera d) e’ di un anno;
c) titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, previo un periodo di inserimento, di almeno quattro anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore. Il periodo di inserimento per le attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera d) e’ di due anni; d) prestazione lavorativa svolta, alle dirette dipendenze di una impresa abilitata nel ramo di attività cui si riferisce la prestazione dell’operaio installatore per un periodo non inferiore a tre anni, escluso quello computato ai fini dell’apprendistato e quello svolto come operaio qualificato, in qualità di operaio installatore con qualifica di specializzato nelle attività di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli impianti di cui all’articolo 1.
Dopo questa breve premessa mi preme denunciare quanto sta accadendo nel comune di Torre del Greco da più di un anno. L’ A.R.P.A.C. , l’organismo esterno incaricato delle verifiche, sta continuando a perpetrare una clamorosa truffa ai danni del comune e dei cittadini in quanto, incurante anche del clamore che suscitò circa un anno fa per fatti di clientelismo legati sempre al medesimo servizio, opera ad oggi con il medesimo personale privo dei requisiti di legge di cui prima. Siccome sempre la legge stabilisce che le verifiche sono a carico degli utenti sembra cosa ovvia che questi ultimi ricevano in casa personale qualificato per legge che svolga realmente il servizio alla comunità, senza tralasciare il fattore sicurezza in quanto mani inesperte possono causare seri danni a cose e persone. Insomma siamo al paradosso di un servizio nato per la sicurezza che in realtà rischia di incidere negativamente su questa. Per la precisione mi preme chiarire che il personale utilizzato dall’agenzia è il frutto di gestioni a dir poco allegre ( per la cronaca gli unici tecnici qualificati dell’agenzia sono stati licenziati insieme ad altre 25/30 persone inspiegabilmente) di un servizio che tra l’altro comprende la moglie/compagna di un dirigente di ruolo dell’agenzia e di persone che prima di questo lavoro o erano disoccupati o lavoravano in altri settori di conseguenza privi di quel requisito che impone oltre al diploma tecnico due anni di esperienza lavorativa nel settore. Se anche non volessimo considerare la 37/08 anche la legge precedente, la 46/90,richiedeva almeno un anno di esperienza lavorativa nel settore. Il tutto ovviamente avviene in combutta con le varie agenzie di lavoro interinale(altra azione illegale dato che la legge prevede che gli organismi esterni incaricati delle verifiche abbiano già personale qualificato e che quindi non possono subappaltare l’incarico) che si sono succedute nel periodo in oggetto che va da metà 2007 ad oggi. L’ A.R.P.A.C. quindi essendo un ente pubblico non solo spende male i soldi pubblici che lo sovvenzionano ma attua vere e proprie frodi ai danni dei tanti che hanno versato e che continuano a versare gli importi ,a questo punto illeciti, dovuti al servizio.
Per conoscenza vi comunico che l’ A.R.P.A.C. ha già effettuato dei corsi per impiegare con le medesime modalità truffaldine operatori non qualificati ad effettuare verifiche in altri comuni come Battipaglia (SA), Giugliano(NA) e Portici(NA).
Tutto quanto descritto in questa lettera è riscontrabile presso il dipartimento provinciale di Avellino dell’ A.R.P.A.C. e presso il comune di Torre del Greco(NA).
Pregandovi di rimanere in anonimato in quanto temo ripercussioni sulla mia vita lavorativa e convinto di agire nell’interesse della collettività spero che questo appello venga raccolto e si ponga fine ad una delle tante frodi che da tempo si abbattono sulla nostra regione.
Saluti
Carlo Rossi